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SUMMARY:Allo CSAC la mostra Sguardi sull'Africa: le fotografie di Tito e Sandro Spini nelle collezioni CSAC
DESCRIPTION:E’ stata inaugurata sabato 21 febbraio all’Abbazia di Valserena l’esposizione Sguardi sull’Africa: le fotografie di Tito e Sandro Spini nelle collezioni CSAC\, che offre al pubblico l’occasione di scoprire un corpus fotografico e documentario di straordinaria importanza storico-artistica e antropologica. La mostra\, realizzata nel quadro del progetto PRIN PNRR 2022 Straniere: the reception of non-European arts and cultures in Italy (1945-2000)\, presenta materiali inediti legati alle ricerche sul campo e alle campagne fotografiche condotte da Tito Spini (Milano 1923 – Chiuduno 2017) e Sandro Spini (Bergamo 1950 – 2005) in Mali tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento\, in un periodo cruciale per lo sviluppo degli studi etnografici e visuali sull’Africa Occidentale. \n\n\n\n\n\nIl fondo\, conservato nella Sezione Fotografia e giunto allo CSAC alla fine degli anni Settanta grazie alla donazione di Sandro Spini\, comprende sessantuno positivi che documentano i viaggi svolti dai due fotografi-antropologi\, entrambi architetti di formazione\, presso le popolazioni Bozo e Dogon. Accanto alle opere fotografiche\, viene esposto un ampio insieme di materiali documentari: corrispondenze\, inviti\, provini di stampa\, recensioni e articoli critici dedicati ai loro lavori; un patrimonio che permette di ricostruire in modo completo il contesto della ricerca e le modalità operative dei due autori. \nCon questa mostra\, CSAC intende rendere omaggio a una stagione di ricerche fotografiche e antropologiche ancora poco conosciuta in Italia\, ma di forte rilevanza internazionale. Le indagini condotte dagli Spini rappresentano infatti un momento di svolta per il modo di fare “etnografia sul campo” in Africa\, collocandoli tra i principali autori in Italia ad aver sperimentato con continuità l’uso della fotografia come strumento insieme estetico e interpretativo a fini etnografici. \nIl loro approccio\, maturato anche grazie al confronto con il pensiero di Margaret Mead\, John Collier Jr. e con le metodologie dell’antropologia visuale\, ha permesso di mettere in discussione le narrazioni consolidate sulle comunità Dogon e Bozo\, offrendo rappresentazioni più complesse dei luoghi e dei popoli incontrati. Attraverso uno sguardo attento e metodologicamente rigoroso\, gli Spini hanno costruito un dialogo visuale che non si limita a documentare\, ma problematizza e restituisce la ricchezza culturale dei contesti studiati. \nLe fotografie degli Spini si connotano inoltre per una evidente forza espressiva che le ha rese oggetto di interesse da parte di critici d’arte\, galleristi e fotografi come Arturo Carlo Quintavalle\, Lanfranco Colombo e Mario Cresci\, o antropologi come Marco Aime\, i quali ne hanno riconosciuto la particolare rilevanza estetica e la capacità di rinnovare il linguaggio del reportage culturale. \nLa mostra\, incentrata intorno a nuclei tematici quali le diverse forme dell’abitare e il rapporto tra le popolazioni Dogon e Bozo con i rispettivi contesti domestici e lavorativi\, permette così di riscoprire il valore artistico e storico della ricerca degli Spini\, aprendo uno spazio di riflessione sulle relazioni tra fotografia\, antropologia e memoria visiva. \nLe fotografie in mostra provenienti dalle collezioni CSAC sono poste in stretto dialogo con una selezione di materiali documentari conservati presso l’Archivio Sandro Spini di Bergamo\, evidenziando i processi di costruzione del sapere etnografico e le modalità attraverso cui l’immagine diventa strumento di ricerca\, narrazione e relazione interculturale. \nSguardi sull’Africa: le fotografie di Tito e Sandro Spini nelle collezioni CSAC \na cura di Alessandra Acocella e Alessandro Ferraro\n21 febbraio – 26 aprile 2026\nCSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\nAbbazia di Valserena\nStrada Viazza di Paradigna 1\, 43122 Parma \nOrari di apertura museo \nVenerdì 9.00 – 15.00\nSabato e domenica 10.00 – 19.00 \nIngresso\nBiglietto intero: € 10\,00\nPer info e riduzioni: https://www.csacparma.it/visita/ \nPer informazioni e prenotazioni \nCSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma csac@unipr.it\nservizimuseali@csacunipr.it\n+ 39 0521 903500 \n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:Giorgio Armani: il Genio in mostra fino al 15 febbraio
DESCRIPTION:GIORGIO ARMANI: IL GENIO IN MOSTRA A PARMA\nAll’Abbazia di Valserena oltre 100 opere originali tratte dai materiali donati dallo stilista allo CSAC negli anni Ottanta \nIl genio e la creatività di Giorgio Armani in mostra a Parma\, all’Abbazia di Valserena\, dal 13 dicembre 2025 al 15 febbraio 2026. Un tributo a tutto tondo firmato da Università di Parma e CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Ateneo. \nL’esposizione s’intitola Giorgio Armani Archivio CSAC e raccoglie oltre cento opere originali selezionate tra gli oltre 8.000 materiali che compongono il Fondo Giorgio Armani\, donato personalmente dallo stilista allo CSAC negli anni Ottanta. Disegni\, bozzetti e materiali progettuali appartenenti al vasto patrimonio custodito nella sezione Media-Moda del Centro\, un nucleo eccezionale di testimonianze che consente di ripercorrere gli anni formativi e l’evoluzione del linguaggio creativo di una delle figure più iconiche della moda italiana nel mondo. \nAll’esposizione dei materiali originali si aggiunge una rassegna stampa selezionata dedicata alla fulminea ascesa di Armani nel panorama internazionale della moda e ai suoi primi rapporti con Hollywood. In mostra saranno presenti anche i manifesti dei due film che segnarono in modo decisivo la consacrazione dello stilista nel mondo del cinema: Io e Annie di Woody Allen\, con cui Diane Keaton vinse l’Oscar nel 1978 indossando per la prima volta un completo Armani\, e American Gigolò di Paul Schrader\, il film che nel 1980 rivoluzionò l’immaginario della moda maschile grazie al guardaroba creato dallo stilista per il protagonista interpretato da Richard Gere. \nCon questa mostra CSAC prosegue l’omaggio alla figura di Giorgio Armani\, scomparso lo scorso 4 settembre\, offrendo al pubblico la possibilità di scoprire l’origine di uno stile destinato a influenzare generazioni. I disegni esposti – figurini\, schizzi e studi preparatori realizzati con tecniche miste – restituiscono l’essenza del talento di Armani attraverso le sue prime produzioni conservate dall’Archivio e datate tra il 1975 e il 1980. La rappresentazione della figura femminile e la scelta dei materiali esprimono una nuova attitudine\, che unisce libertà di movimento\, eleganza e consapevolezza. Linee morbide e tessuti fluidi si alternano a materiali più strutturati\, in un equilibrio di contrasti che caratterizzerà tutta la produzione dello stilista. Dal segno grafico di Armani scaturiscono figure femminili longilinee\, ispirate alla cultura figurativa degli anni Trenta e alla sensibilità grafica di illustratori come Guido Crepax; abiti concepiti come strutture fluide\, dove tessuti scivolati dialogano con materiali più corposi; la nascita del celebre tailleur femminile e della giacca destrutturata\, destinati a diventare simboli della nuova eleganza Armani. Il percorso vuole anche rivelare la trasformazione della moda maschile: linee più morbide\, tessuti lontani dalla rigidità classica in una visione innovativa che anticipa la quasi intercambiabilità tra guardaroba maschile e femminile\, dove i codici di genere s’intrecciano e si ridefiniscono. \nGiorgio Armani Archivio CSAC \n13 dicembre 2025 – 15 febbraio 2026 \nCSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione \nUniversità di Parma | Abbazia di Valserena \nViazza di Paradigna 1\, Parma \nOrari di apertura: venerdì 9-15 | sabato e domenica 10-19 \nContatti: servizimuseali@csacparma.it
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SUMMARY:Domenica 16 novembre: allo CSAC secondo appuntamento della rassegna “Oltre le Opere / Dentro alla Musica”
DESCRIPTION:Dopo l’appuntamento di domenica scorsa con il Museo svelato\, prosegue allo CSAC la rassegna Oltre le Opere / Dentro alla Musica tre concerti da camera e voce narrante\, progetto in cui la musica incontra la letteratura e la critica letteraria\, organizzato dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma in collaborazione con Orchestra Dedicata e con il sostegno di Fondazione Cariparma. \nDomenica 16 novembre all’Abbazia di Valserena\, a partire dalle 10.30\, è in programma il secondo appuntamento\, a ingresso libero e gratuito: Intrecci / “Le parole ivi raggrumate”\, concerto eseguito dal Quartetto Dedicato\, formato da Daniele Ruzza e Camilla Mazzanti violini\, Behrang Rassekhi viola\, e Adan Alejandro Gomez Dominguez violoncello\, con la narrazione di Faustino Stigliani.  \nApprezzato interprete teatrale\, amatissima voce radiofonica\, Stigliani darà voce a Luigi Magnani\, qui nel ruolo di studioso dei Quaderni di Conversazione (gli scritti che servivano a Beethoven per comunicare essendo sordo)\, da lui stesso commentati nel libro Beethoven nei suoi Quaderni di Conversazione (1975). Parte di questi scritti\, con le riflessioni di Beethoven\, verranno letti da Stigliani e in particolare quelli relativi alle musiche in programma: il Quartetto in la minore op.132 e Große Fuge in si bemolle maggiore op.133 composti da Beethoven negli ultimi anni della sua vita\, quando elesse definitivamente il quartetto a suo mezzo privilegiato ed esclusivo di espressione intima\, di sperimentazione e di costante lavorio formale. Beethoven affidò a questi quartetti il suo pensiero più estremo\, le inquietudini\, le riflessioni più profonde\, un umorismo ora nero e sardonico\, ora genuino e bonario. \nNell’op. 132 in particolare arriva a conciliare forma-sonata\, canto gregoriano (il modio lidio della Canzona di ringraziamento\, suggestivo titolo del terzo movimento)\, variazione\, danza popolare (nel formidabile trio del II movimento) marcia\, rondò. La Fuga op.133 invece è un brano straordinariamente complesso\, perfino misterioso: ignorato per un secolo e riscoperto nel Novecento\, oggi è considerato una delle più grandi e sorprendenti creazioni musicali di ogni epoca. \nL’appuntamento musicale sarà preceduto da un incontro riservato al luogo\, Intorno allo CSAC\, curato da Mariapia Branchi\, responsabile della U.O. Archivistico-Museale dello CSAC. L’argomento trattato sarà Migliaia di Collezioni\, strettamente collegato a Luigi Magnani\, grande collezionista. \nInfo: csac@unipr.it ; tel. 0521.903649
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SUMMARY:Fino al 24 ottobre: Giorgio Armani\, l’omaggio di Università di Parma e CSAC
DESCRIPTION:L’Università di Parma e lo CSAC dell’Ateneo (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) rendono omaggio a Giorgio Armani a pochi giorni dalla scomparsa. \nNel Chiostro del Plesso D’Azeglio dell’Università è esposta dal 22 settembre al 24 ottobre una selezione di riproduzioni tratte dagli oltre 8.000 disegni\, figurini\, schizzi e altro materiale presenti nel Fondo Giorgio Armani\, donato personalmente dallo stilista allo CSAC negli anni Ottanta. Il materiale scelto copre gli anni dal 1975 al 1980. \nIl titolo di questa iniziativa speciale è una frase che il grande stilista usava spesso con il suo staff\, ribadita anche in alcune interviste: Se piace a me\, deve piacere anche a te. \nLunedì 22 settembre di è tenuta l’inaugurazione\, con interventi del Rettore Paolo Martelli e della Vicedirettrice dello CSAC Sara Martin.\nTra i presenti anche la Vicepresidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Barbara Lori. \nLe riproduzioni\, esposte nel chiostro e accessibili a tutte le persone interessate negli orari di apertura della sede\, offrono uno sguardo sulle fasi iniziali del processo creativo di Armani\, mettendo in luce i tratti distintivi del suo stile. \nI disegni originali\, realizzati con tecniche miste su carta e cartoncino\, sono spesso accompagnati da annotazioni e campioni di tessuto\, e molti riportano il timbro originale della maison. Questo materiale rappresenta una testimonianza preziosa del metodo di lavoro di Armani e della sua visione estetica. \nL’omaggio intende celebrare il genio creativo di una delle figure più iconiche della moda italiana nel mondo. Le figure femminili nei disegni\, slanciate e stilizzate\, richiamano la cultura visiva degli anni Trenta e le invenzioni grafiche di autori come Guido Crepax. \nLa rappresentazione della figura femminile e la scelta dei materiali esprimono una nuova attitudine\, che unisce libertà di movimento\, eleganza e consapevolezza. Linee morbide e tessuti fluidi si alternano a materiali più strutturati\, in un equilibrio di contrasti che caratterizzerà tutta la produzione dello stilista. \nIl tailleur\, reinterpretato attraverso la celebre giacca destrutturata\, diventa simbolo dell’eleganza contemporanea femminile\, mentre le proposte maschili\, lontane dalla rigidità classica\, inaugurano una visione innovativa della moda\, dove i codici di genere si intrecciano e si ridefiniscono. \nL’inaugurazione di lunedì 22 settembre è stata l’occasione per annunciare per i prossimi mesi una mostra con i bozzetti originali di Armani\, nella sede centrale dell’Università.
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SUMMARY:Intorno ai ’70: ideologie\, progetti\, linguaggi nelle collezioni CSAC
DESCRIPTION:In mostra a Palazzo Pigorini dal 1° marzo al 4 maggio. Secondo atto della collaborazione triennale fra Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e Comune di Parma \nÈ una sorta di “dissertazione per immagini” sugli anni Settanta la seconda mostra del trittico previsto dalla collaborazione fra CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e Comune di Parma – Assessorato alla Cultura. Dopo la mostra Visioni (im)possibili del 2024\, che aveva focus sugli anni Sessanta visti “in chiave Bauhaus”\, eccoci dunque a Intorno ai ’70\, un viaggio attraverso ideologie\, progetti e linguaggi dalle collezioni CSAC\, che anticipa la tappa finale del percorso\, un’indagine sugli anni Ottanta che sarà allestita nel 2026. \nIntorno ai ’70: ideologie\, progetti\, linguaggi nelle collezioni CSAC sarà aperta al primo piano di Palazzo Pigorini dal 1°marzo (inaugurazione ore 11) al 4 maggio. \nCurata dalla Direttrice di CSAC Cristina Casero\, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Parma\, e da CSAC\, in collaborazione con il Comune di Parma\, propone un approfondimento su un decennio in cui artisti\, fotografi\, stilisti\, designer e progettisti\, intercettano le tensioni e i turbamenti sociali\, e in senso più ampio culturali\, sfociati durante il Sessantotto e interpretano le utopie che attraversano la società civile\, dando spesso voce anche al malcontento sempre più diffuso nella società italiana\, stretta tra modernità e problemi che\, mai sopiti\, ora stanno prepotentemente esplodendo. \nSono anni in cui molte certezze vengono messe in discussione\, a partire da alcune delle istituzioni più tradizionali. In questo clima coloro che si occupano professionalmente di comunicazione visiva\, di arte e di progettazione\, si interrogano sul proprio ruolo. \nIn una società che mercifica anche l’atto artistico\, la volontà è quella di stimolare pensiero critico e riflessione\, interpretando la stagione innovativa che il paese attraversa\, e rinnovare i linguaggi in funzione di un rapporto più diretto col pubblico. \nNelle sale di Palazzo Pigorini dialogano tra loro i lavori di artisti\, designer\, fotografi\, illustratori e stilisti che restituiscono al visitatore un mosaico ricco di suggestioni e spunti di riflessione e che mettono in luce la pluralità di linguaggi visivi che ha attraversato l’Italia degli anni Settanta. Dalle fotografie di Mario Cresci e dell’agenzia Publifoto Roma ai bozzetti di Walter Albini\, Giorgio Armani\, Brunetta e Krizia\, dalle icone del design di Achille Castiglioni\, Alessandro Mendini\, Roberto Menghi\, Alberto Rosselli e Ettore Sottsass Jr alla satira di Alfredo Chiappori e Felis fino alle opere di Enrico Baj\, Emilio Isgrò\, Ugo La Pietra\, Mimmo Rotella\, Mario Schifano e Emilio Vedova. \nIn autunno sarà allestita all’Abbazia di Valserena\, sede di CSAC\, una seconda mostra dedicata agli anni Settanta\, volta ad approfondire ulteriormente i temi indagati nell’esposizione di Palazzo Pigorini. \nINFO \nIntorno ai 70: ideologie\, progetti e linguaggi nelle collezioni CSAC\na cura di Cristina Casero e CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\nin collaborazione con il Comune di Parma\nPalazzo Pigorini\, Strada della Repubblica 29/A\, 43121 Parma\, primo piano\nInaugurazione: sabato 1° marzo ore 11\nApertura mostra: 1° marzo – 4 maggio 2025\nOrari di apertura: mercoledì – domenica e festivi 10 – 19 (ultimo ingresso in mostra ore 18.30). Aperto 20 e 21 aprile (Pasqua e Pasquetta)\, 25 aprile\, 1° maggio.\nIngresso gratuito\npigorini@comune.parma.it\nwww.comune.parma.it/cultura \nIL PROGETTO DI COLLABORAZIONE TRIENNALE \nIntorno ai ’70: ideologie\, progetti\, linguaggi nelle collezioni CSAC è il secondo atto di un progetto di collaborazione triennale tra CSAC e Comune di Parma: nel triennio 2024-2026 il progetto prevede sei eventi espositivi\, tre nella sede CSAC all’Abbazia di Valserena e tre in uno spazio espositivo del Comune\, per proporre una riflessione sulla storia recente. Le mostre hanno come elemento generatore le opere e i documenti selezionati dalle collezioni CSAC e si propongono di gettar luce non solo sui grandi temi del dibattito culturale del periodo individuato ma anche sulle dinamiche sociali e politiche\, le trasformazioni dei linguaggi della comunicazione e i rapporti complessi e biunivoci tra arte e industria\, progettazione e cultura di massa\, documento e narrazione. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nVai al blocco 0 del carouselVai al blocco 1 del carousel
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SUMMARY:Al Campus la mostra itinerante ”Aree verdi di Ateneo - Gestione\, fruizione\, sostenibilità"
DESCRIPTION: È stata inaugurata il 16 dicembre al Centro Sant’Elisabetta dell’Università di Parma (Campus Scienze e Tecnologie) la mostra itinerante Aree verdi di Ateneo – Gestione\, fruizione\, sostenibilità\, incentrata sulle azioni poste in essere dall’Ateneo per riqualificare i propri spazi verdi\, migliorarne la qualità e integrarli con più efficacia nelle normali attività di didattica\, ricerca e terza missione. \nAlcune di queste azioni iniziano a diventare visibili\, come i nuovi stili di cura delle zone prative al Campus Scienze e Tecnologie. Di altre\, l’Orto Botanico ad esempio\, si notano invece i cantieri\, alcuni dei quali prossimi alla chiusura. \nTutti gli interventi corrispondono a un intento comune e coordinato: dedicare la giusta cura alla sostenibilità e migliorare l’impatto dell’agire secondo dettami scientificamente corretti\, tenendo tuttavia sempre ben presenti le esigenze di praticità\, fruibilità e funzionalità proprie di spazi di uso collettivo. \nSi tratta di un lavoro che coinvolge il Gruppo Ateneo Sostenibile con interventi concreti e di indirizzo\, attuati e previsti in più sedi. \nLa mostra itinerante propone quattro totem\, che durante il 2025 saranno esposti anche in altri plessi di Ateneo\, a illustrare altrettanti interventi distinti per luogo e tipologia ma uniti da un’unica visione e da un medesimo filo conduttore: cura\, studio e uso delle aree prative (anche con criteri di circolarità e azioni di Citizen Science); miglioramento della performance energetica di edifici tramite pareti verdi e creazione di un living lab nella Sede didattica di Ingegneria; rigenerazione delle serre\, degli edifici e del giardino dell’Orto Botanico. \nNel corso dell’inaugurazione sono intervenuti il Prorettore Vicario Fabrizio Storti\, la Delegata dall’Edilizia sostenibile Barbara Gherri\, il Delegato alla Sostenibilità ambientale Alessandro Petraglia e il Direttore scientifico dell’Orto Botanico Renato Bruni. \nLa mostra resterà aperta fino al 31 gennaio 2025 al Centro Sant’Elisabetta dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 16 (chiusura natalizia dal 23 dicembre al 6 gennaio come per tutte le strutture universitarie)\, poi si sposterà in altri plessi secondo un calendario ancora da definire. \nQuando: dal 16 dicembre 2024 al 31 gennaio 2025 –\ndal lunedì al venerdì ore 8- 16 \n\n\nDove: Centro Sant’Elisabetta – Campus Scienze e Tecnologie  \nIngresso libero \n  \n  \n 
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SUMMARY:CSAC: le visite guidate del sabato
DESCRIPTION:Continua il format di visite guidate del sabato presso l’Archivio Museo CSAC! \nVi aspettiamo per scoprire le mostre in corso: \nsabato 21 dicembre\, ore 11:00 e ore 15:00 \nore 11:00. Visita guidata alla mostra “Archivio Paesaggio\, L’Italia del secondo Novecento nelle collezioni CSAC” \nore 15:00. Visita guidata alla mostra “Cleonice Capece” \nCOSTO: incluso nel prezzo del biglietto\, comprensivo di visita guidata e accesso a tutti gli spazi museali. \nPer maggiori informazioni
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SUMMARY:CSAC: sabato VISITE GUIDATE alle mostre
DESCRIPTION:Continua il format di visite guidate del sabato presso l’Archivio Museo CSAC! \nSabato 9 e 23 novembre\, vi aspettiamo per scoprire le mostre in corso: \nore 11:00. Visita guidata alla mostra “Archivio Paesaggio\, L’Italia del secondo Novecento nelle collezioni CSAC” \nore 15:00. Visita guidata alla mostra “Cleonice Capece” \nCOSTO: incluso nel prezzo del biglietto\, comprensivo di visita guidata e accesso a tutti gli spazi museali.\nInformazioni sui biglietti.
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SUMMARY:Aperta fino al 24 dicembre la mostra “Cleonice Capece"
DESCRIPTION:Aperta al pubblico\, fino al 24 dicembre\, la mostra Cleonice Capece\, a cura di Maria Vittoria Alpi. \nCon questa mostra lo CSAC inaugura una nuova serie di esposizioni\, dedicate alla presentazione al pubblico dei fondi di più recente acquisizione. Il fondo donato al Centro nel 2024 dalla creatrice di moda Cleonice Capece va ad arricchire la Sezione Media-Moda dello CSAC\, aggiungendo un ulteriore tassello al racconto della storia della moda italiana della seconda metà del Novecento. \nAttraverso una selezione di materiali eterogenei (disegni\, fotografie\, articoli di stampa\, groupages pubblicitari\, campionature di tessuto e una piccola selezione di abiti) la mostra svela la figura di Cleonice Capece\, dal suo esordio nel mondo della moda\, avvenuto quasi per caso\, alle collaborazioni con famosi brand internazionali. \nAttiva a Roma dai primi anni Sessanta\, quelli che in Italia porteranno alla nascita del prêt-à-porter\, Cleonice Capece si avvicina al mondo della moda senza una formazione ma dotata di un innato buon gusto\, di uno stile personale e di un grande spirito imprenditoriale. Nel 1962 apre il suo primo showroom nella centralissima via Gregoriana\, dove propone collezioni di capi prodotti in serie. Le sue creazioni si distinguono per l’altissima qualità della realizzazione e sono caratterizzate da un’estrema attenzione nella scelta dei tessuti\, ai quali abbina dettagli originali e preziosi provenienti dalla grande tradizione artigianale italiana. Il successo riscosso dalle sue prime collezioni le vale ben presto l’invito a prendere parte alle sfilate della Sala Bianca di Palazzo Pitti\, la più prestigiosa passerella dell’epoca. Negli stessi anni è chiamata a partecipare a numerosi Fashion Shows\, manifestazioni promozionali della moda italiana all’estero\, che renderanno il marchio Cleonice Capece noto a livello internazionale. Le sue collezioni vengono esportate in oltre trenta paesi e vendute nelle migliori boutique e nei più conosciuti department stores\, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti e in Giappone. Nel 1974 la sua storia prende un nuovo corso: lascia Roma e si trasferisce a Londra\, dove vive ancora oggi. Nello showroom che apre in Conduit Street presenta una nuova etichetta (Cleonice Capece Collections Ltd. London – Rome) di ricercati capi Made in Italy. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta inizia a collaborare con noti marchi\, tra cui Burberry\, Woolea e Beged-Or\, per i quali realizza collezioni di grande successo. \nLa mostra Cleonice Capece\, come le precedenti esposizioni allestite nella Sala delle Colonne\, è caratterizzata da una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e finanziaria. Il progetto di allestimento\, realizzato grazie al riutilizzo di materiali\, arredi\, supporti\, e anche le grafiche\, sono stati realizzati dallo staff tecnico del Centro. Ancora una volta quindi un’idea di produzione culturale che caratterizza le capacità progettuali di ricercatrici\, ricercatori\, curatrici e curatori di CSAC\, con l’obiettivo di valorizzare le collezioni attraverso la restituzione di storie a volte dimenticate. \nCleonice Capece\na cura di Maria Vittoria Alpi\n19 ottobre – 24 dicembre 2024\nCSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\nAbbazia di Valserena\nStrada Viazza di Paradigna 1\, 43122 Parma \nOrari di apertura museo\nVenerdì 9 – 15\nSabato e domenica 10 – 19 \nIngresso\nBiglietto intero: € 10\nPer info e riduzioni: https://www.csacparma.it/visita/\nPer informazioni e prenotazioni\nCSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\ncsac@unipr.it\nservizimuseali@csacunipr.it\n+ 39 0521 903649
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SUMMARY:MONASTERI APERTI EMILIA ROMAGNA 2024: l'abbazia di Valserena aperta tutte le domeniche
DESCRIPTION:Anche il Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC aderisce all’iniziativa “Monasteri Aperti Emilia Romagna 2024”! \nDurante tutte le domeniche di ottobre\, alle ore 15:00\, sarà possibile assistere ad una visita guidata gratuita e interattiva alla scoperta dell’Abbazia di Valserena. Saranno disponibili in loco sussidi e attività per coinvolgere anche i più piccoli. \nPer l’occasione\, sarà possibile usufruire dell’ingresso gratuito\, permette di accedere a tutti gli spazi museali e alle mostre in corso. \nIl Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC dell’Università di Parma dal 2007 è situato nella splendida Abbazia di Valserena\, complesso trecentesco cistercense cui pregio e bellezza attirano visitatori da tutto il mondo. Situata a Paradigna\, zona industriale di Parma distante dieci minuti dal centro\, il complesso a seguito dei restauri svolti alla fine del secolo scorso è rimasto uno delle poche abbazie cistercensi ancora visitabili del territorio. Consapevole della preziosa eredità storica e culturale che si cela nell’attuale sede dell’archivio-museo CSAC\, il Centro aderisce all’iniziativa Monasteri Aperti 2024\, proponendo per ogni domenica del mese di ottobre visite guidate e attività volte a conoscere l’Abbazia di Valserena. \nDate dell’evento: \nDomenica 6 ottobre – Domenica 13 ottobre  – Domenica 20 ottobre – Domenica 27 ottobre \nApertura dalle 10 alle 19. L’ingresso è gratuito ed il biglietto permette di accedere a tutti gli spazi museali. \nAlle ore 15:00 visita guidata gratuita e interattiva alla scoperta dell’Abbazia di Valserena. Saranno disponibili in loco sussidi e attività per coinvolgere anche i più piccoli. \nLa prenotazione è obbligatoria all’email servizimuseali@csacparma.it \nScopri di più.
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SUMMARY:“Archivio Paesaggio. L’Italia del secondo Novecento nelle collezioni CSAC”: la mostra fino al 23 dicembre
DESCRIPTION:La mostra Archivio paesaggio. L’Italia del secondo Novecento nelle collezioni CSAC è un percorso intorno al tema del paesaggio\, delle sue codificazioni e trascrizioni\, condotto sulle tracce archivistiche delle trasformazioni che\, a partire dal secondo dopoguerra e nel corso di un quarantennio\, hanno attraversato l’Italia riconfigurando spazi e territori\, aspirazioni e tensioni\, immagini e immaginari. \nL’accessibilità dell’archivio è stata dunque centrale in questo lavoro ed è stata perseguita anzitutto attraverso una massiccia campagna di catalogazione e digitalizzazione che ha interessato le collezioni CSAC (15.422 oggetti digitalizzati e 84.030 record catalografici)\, sostenuta da una approfondita ricerca sui documenti. Una consistente mole di lavoro che consente al Centro di incrementare l’accessibilità dell’archivio\, in termini sia quantitativi sia qualitativi. Allo stesso tempo il lavoro di ricerca ha permesso di attivarecollaborazioni con istituzioni internazionali e altri atenei italiani. L’archivio fisico\, quindi\, quale luogo deputato alla salvaguardia del patrimonio e come insieme interdisciplinare e stratificato di saperi e conoscenze\, viene reso accessibile attraverso la digitalizzazione del patrimonio\, consentendo così un ritorno in termini di ricerca e di relazioni con l’esterno. \nLa scelta condotta su una selezione di materiali d’archivio ha dettato l’articolazione del percorso espositivo\, che si traduce così in un viaggio attraverso l’Italia del secondo Novecento e allo stesso tempo dentro l’archivio\, i linguaggi\, i racconti e le sedimentazioni di senso che esso racchiude. I nuclei tematici individuati come tappe di interesse della mostra sono: \n\nAbitare plurale\, che indaga le politiche abitative ed edilizie volte a promuovere e sostenere l’accesso di massa alla proprietà privata della casa d’abitazione\, attraverso piani di intervento pubblici come INA Casa e UNRRA Casas.\nCultura della tecnica\, che mostra\, in una prospettiva interdisciplinare\, come la componente culturale offerta dalle nuove tecniche e tecnologie sia stata raccontata e valorizzata da piccole e grandi industrie.\nProgetto Omega: dalla spazializzazione delle informazioni all’ipotesi di una infrastruttura per la ricerca storica\, che ha interessato il Fondo Achille e Pier Giacomo Castiglioni ed è stato realizzato in collaborazione con DAR Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna\, con nuove modalità di valorizzazione e fruizione dei documenti\, declinate in un modello spaziale in grado di produrre narrazioni storiche.\nRacconti della città\, che individua nelle sale cinematografiche\, nei manifesti e nella metropolitana i segni identitari della nuova modernità\, in relazione alle periferie sironiane.\nLa campagna\, idea e realtà\, che racconta delle diverse interpretazioni di progettisti\, fotografi e pittori del tema della campagna e del cambiamento del paesaggio agricolo e sociale.\nPaesaggi del turismo\, che si enuclea attorno alle tematiche del viaggio e delle sue infrastrutture\, delle vacanze di massa e di alto livello.\nRaccontare il Sud\, che invita a scoprire luoghi all’epoca poco conosciuti\, attraverso lo sguardo dei fotografi e gli interventi di trasformazione territoriale.\nPaesaggio e immaginario\, che mette a confronto diverse grammatiche del paesaggio\, ripercorrendone le molteplici narrazioni.\n\nIl coinvolgimento di ricercatori interni\, alcuni dei quali molto giovani\, e di studiosi esterni al Centro restituisce appieno la natura dinamica e aperta del progetto e conferma la forza attrattiva che anche oggi esercita lo straordinario patrimonio conservato presso CSAC\, le cui collezioni continuano a crescere grazie alle nuove acquisizioni e potranno essere sempre più condivise attraverso una serie di progetti in corso che prevedono il ricorso alle nuove tecnologie. \nCSAC \nCSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione è un centro di ricerca dell’Università di Parma fondato da Arturo Carlo Quintavalle nel 1968. Fin dai suoi primi anni\, l’attività è volta alla costituzione di una raccolta di arte\, fotografie\, disegni di architettura\, design\, moda e grafica\, e all’organizzazione di numerose esposizioni e alla pubblicazione dei cataloghi. Situato oggi nell’Abbazia cistercense di Valserena\, conserva materiali originali della comunicazione visiva\, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del Novecento. CSAC conta un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni – Arte\, Fotografia\, Media\, Progetto e Spettacolo – e oggi è uno spazio multifunzionale\, dove si integrano un archivio\, un museo e un centro di ricerca e didattica. Una formula unica in Italia che mantiene e potenzia le attività di consulenza e collaborazione all’istruzione universitaria\, di organizzazione di mostre e pubblicazione dei rispettivi cataloghi\, e di prestito e supporto a esposizioni allestite presso altri musei tra cui: Triennale di Milano\, MAXXI di Roma\, MoMA di New York\, Centre Pompidou di Parigi\, Tokyo Design Center\, Design Museum di Londra\, Museum Folkwang di Essen e Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. \n  \nMostra Archivio paesaggio. L’Italia del secondo Novecento nelle collezioni CSAC \nDate 14 settembre -23 dicembre 2024 \nInaugurazione 14 settembre\, ore 11 \nSede CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione \nAbbazia di Valserena | Strada Viazza di Paradigna\, 1 (Parma) \n  \nProgetto Accessibilità: dall’archivio fisico all’archivio digitale e ritorno. Progetto di innovazione tecnologica e gestionale per la promozione e la valorizzazione del Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC dell’Università di Parma (D.M. 10 agosto 2020\, prot. n. 442 (FFO 2020) – art. 11 “Ulteriori interventi”) \nReferente progetto Fabrizio Storti \nResponsabili scientifici Michele Guerra (2021-2022)\, Cristina Casero (2022-2024) \nCoordinamento generale Mariapia Branchi \nCoordinamento di progetto Elena Fava \nGruppo di ricerca Matilde Alghisi\, Paolo Barbaro\, Elisa Bini\, Mariapia Branchi\, Giulia Castagnetti\, Claudia Cavatorta\, Francesca De Zotti\, Elena Fava\, Giulia Ferrari\, Maria Paola Gangitano\, Martina Giovanardi\, Federico Marzi\, Lucia Miodini\, Margherita Monica\, Chiara Monterumisi\, Paola Pagliari\, Simona Riva\, Eleonora Stuani\, Ines Tolic\, Margherita Zazzero \nCollaboratori Vittoria Altobello\, Giuseppe Ferrari\, Denise Gori\, Gloria Labile\, Vera Leo\, Caterina Lo Bianco\, Yasmine Mihraje\, Sara Palestra \n  \nComunicazione e didattica Vittoria Altobello\, Elisa Bini\, Giulia Conti\, Sara Palestra\, Marco Pipitone \n  \nLaboratorio fotografico Paolo Barbaro\, Elisa Bini\, Marco Pipitone\, Margherita Zazzero \n  \nRestauri Maria Rosaria Basileo \n\nAllestimento Luca Spinelli \n  \nGrafica Studio Leonardo Sonnoli \n  \nRealizzazione stampe Tipolitografia La Ducale \n  \nTrasporti e montaggio Coopservice \n  \nOrari di apertura museo: \nVenerdì 9.00 – 15.00 \nSabato\, domenica 10.00 – 19.00 \nIngresso \nBiglietto intero: € 10\,00 \nPer info e riduzioni: https://www.csacparma.it/visita/ \nPer informazioni e prenotazioni: \nCSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma \ncsac@unipr.it servizimuseali@csacunipr.it \n+ 39 0521 903649 \nOrari di apertura museo:\nVenerdì 9.00 – 15.00 \nSabato\, domenica 10.00 – 19.00 \nIngresso\nBiglietto intero: € 10\,00 \nPer info e riduzioni: https://www.csacparma.it/visita/ \nPer informazioni e prenotazioni:\nCSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma \ncsac@unipr.it servizimuseali@csacunipr.it \n+ 39 0521 903649
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SUMMARY:"Planimetrie naturali": fino al 9 giugno la mostra allo CSAC
DESCRIPTION:Ha inaugurato nella Sala delle Colonne di CSAC la mostra fotografica “Planimetria Naturali: Ghirri\, Giacomelli\, Guerzoni\, Archivio”\, curata da Paolo Barbaro e Margherita Zazzero. \nA partire dal nodo tra natura e artificio\, azione figurativa controllata e forma dell’incontrollabile o dell’inconsapevole\, dagli archivi CSAC viene presentato un piccolo campione di opere con la comune suggestione della rappresentazione convenzionale del territorio\, della planimetria\, della mappa\, materia e tempo che trasforma. Saranno esposte in mostra opere di Mario Giacomelli e Luigi Ghirri\, due ricerche sul paesaggio diversissime e per tanti aspetti opposte\, tanto da presentarsi come speculari\, ma di esiti a tratti coincidenti. A questi segmenti di importanti ricerche fotografiche è accostata l’opera “La parete dimenticata” che Franco Guerzoni ha donato al CSAC nel 2004\, in occasione della rassegna a lui dedicata. \nA completare il percorso espositivo vengono proiettate immagini digitalizzate ricavate da lastre negative alla gelatina bromuro su vetro dagli archivi Villani e Publifoto\, che a causa del loro stato di conservazione\, erano state accatastate in attesa di essere smaltite; questi materiali\, considerati usualmente come -scarti-\, sono stati recuperati dal CSAC assieme al resto dei rispettivi archivi. \n“Planimetrie naturali” \nA cura di Paolo Barbaro e Margherita Zazzero \nInaugurazione: sabato 11 maggio ore 17\nApertura mostra: dall’ 11 maggio al 9 giugno 2024\nDove: CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione – Abbazia di Valserena – Strada Viazza di Paradigna\, 1\, 43122 Parma
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SUMMARY:“Visioni (im)possibili. Comunicazione\, utopia\, progetto nelle collezioni CSAC". La mostra
DESCRIPTION:Si chiama Visioni (im)possibili la mostra d’avvio di una collaborazione triennale che lega il Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC dell’Università di Parma e il Comune di Parma – Assessorato alla Cultura. Un progetto che parte con un focus sugli anni Sessanta visti “in chiave Bauhaus” per poi dipanarsi\, nei prossimi anni\, sui Settanta e gli Ottanta. \nFucina delle iniziative sono le inesauribili collezioni che CSAC può vantare\, un tesoro a dir poco straordinario di oltre 12 milioni di pezzi. \nPrima tappa appunto Visioni (im)possibili\, in un format che sarà replicato anche nelle prossime due annualità: una doppia mostra\, una all’Abbazia di Valserena (sede di CSAC) e una in uno spazio espositivo del Comune\, ciascuna a offrire una diversa declinazione del titolo\, in un ping pong virtuoso tutto giocato sul filo rosso delle arti visive. \nA Palazzo Pigorini\, in pieno centro storico\, dal 20 gennaio al 24 marzo è di scena Visioni (im)possibili. Spazio\, luce\, movimento nelle collezioni CSAC.\nAll’Abbazia di Valserena\, dal 21 gennaio al 21 aprile\, Visioni (im)possibili. Comunicazione\, utopia\, progetto nelle collezioni CSAC. \nA partire dalle suggestioni evocate dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen intorno alla necessità di un nuovo Bauhaus\, CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\, in collaborazione con il Comune di Parma\, ha selezionato opere dalle proprie collezioni per proporre due itinerari ad hoc\, strutturando percorsi di rilettura e approfondimento sulla sperimentazione creativa degli anni Sessanta del Novecento attraverso un’ampia selezione di opere d’arte\, fotografie\, progetti di architettura\, moda\, design e grafica conservati nelle raccolte dell’archivio-museo universitario. \nIl concetto guida della duplice mostra ruota intorno al tema dell’eredità di Bauhaus nel Novecento\, in senso interdisciplinare e con particolare attenzione agli anni Sessanta\, quando la progettualità come base dell’opera\, il lavoro collettivo e i risvolti sociali della ricerca sono elementi che definiscono il lavoro di molti artisti e progettisti. Dopo la fine della guerra e la ricostruzione\, l’Italia vive negli anni Sessanta un periodo complesso\, tra boom economico e nascita della cultura di massa\, industrializzazione ed emigrazione\, urbanizzazione e provincia\, fino alla riflessione su quegli stessi modelli di sviluppo e società che si concretizzeranno alla fine del decennio. \nAttraverso l’arte\, la progettazione architettonica e urbanistica\, il linguaggio pubblicitario\, la moda\, la documentazione fotografica\, i percorsi disegnati da CSAC e Comune intendono indagare questi temi e le risposte formulate dal mondo culturale. \nL’esposizione di Palazzo Pigorini è dedicata alle opere di arte cinetica\, programmata e visuale\, tutte giocate sull’interazione tra spazio\, luce e movimento. La mostra esplora\, attraverso le raccolte CSAC\, le ricerche artistiche che si sono affermate nel panorama nazionale e internazionale tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta e che hanno posto al centro della propria attività il rapporto tra arte e tecnologia\, la dimensione progettuale e il lavoro di gruppo\, proponendo nuovi metodi di visione del reale e una relazione attiva tra opera e spettatore.\nI lavori selezionati\, realizzati da alcuni dei principali esponenti italiani e internazionali di queste tendenze (Getulio Alviani\, Davide Boriani\, Ennio Chiggio\, Gianni Colombo\, Hugo Demarco\, Gabriele Devecchi\, Juraj Dobrović\, Horacio Garcia Rossi\, Enzo Mari\, Manfredo Massironi\, Bruno Munari\, Grazia Varisco)\, includono sia opere statiche ma capaci di generare effetti ottici e quindi trasmettere allo spettatore un’idea di dinamismo\, sia oggetti estetici e interattivi che danno origine a un vero e proprio movimento grazie all’impiego di motori elettrici e sorgenti luminose. In mostra molti lavori riferibili al contesto della celebre esposizione Arte Programmata. Arte cinetica\, opere moltiplicate\, opera aperta (1962)\, curata da Munari e Giorgio Soavi nei negozi Olivetti di Milano\, Venezia e Roma. \nL’esposizione dell’Abbazia di Valserena riflette\, in prospettiva storica\, su quale sia stata l’eredità del Bauhaus\, della sua lezione che pone la comunicazione visiva al servizio della società. Grazie alla ricchezza delle collezioni CSAC\, ne è scaturito un percorso di rilettura della sperimentazione creativa in particolare degli anni Sessanta\, un momento in cui l’arte\, la moda\, la fotografia\, l’editoria e la progettazione si sono sempre più confrontate a vicenda\, in una dimensione caratterizzata da una forte attenzione al sociale\, spesso carica anche di tensioni utopiche. Si va dal superamento dell’informale – con l’intento prioritario di riportare l’opera d’arte in una relazione stretta con il pubblico\, invitato a “mettersi in gioco” nell’esperienza estetica – alle influenze pop\, optical e spaziali nella moda\, fino alla produzione in serie con i nuovi materiali plastici e alle nuove tendenze del disegno progettuale.\nIn mostra i lavori di alcuni dei più illustri artisti\, designer e progettisti di quegli anni: da Lucio Fontana a Enrico Castellani\, da Gio Pomodoro a Bruno Munari\, e poi Mario Schifano\, Giosetta Fioroni\, Enzo Mari\, Luigi Veronesi\, Franco Grignani\, Mario Giacomelli\, Carlo Cisventi\, Pier Luigi Nervi\, Roberto Sambonet\, Gio Ponti. \nI visitatori potranno avvalersi anche di un’app\, realizzata da CSAC e presentata in anteprima in occasione di questa mostra\, che li accompagnerà nel percorso\, facilitando l’accesso a contenuti aggiuntivi e di approfondimento\, attivabili in modalità di lettura\, audio e in lingua LIS dai dispositivi personali e gratuitamente. L’app è stata realizzata da CSAC nell’ambito di un progetto PNRR su accessibilità\, accoglienza e condivisione del patrimonio museale finanziato dal Ministero della Cultura. \nEntrambe le esposizioni (Valserena e Palazzo Pigorini) sono corredate da catalogo Electa\, in vendita allo CSAC e nelle librerie (€ 62) \nL’esposizione di Palazzo Pigorini è a ingresso libero\, quella di Valserena è a pagamento. I visitatori di Palazzo Pigorini potranno ricevere gratuitamente una cartolina lenticolare\, che darà diritto a uno sconto alla mostra di Valserena. \nINFO \nVisioni (im)possibili\nSpazio\, luce\, movimento nelle collezioni CSAC\na cura di Alessandra Acocella e CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione\nPalazzo Pigorini\, Strada della Repubblica 29/A\, 43121 Parma\nInaugurazione: venerdì 19 gennaio ore 18\nApertura mostra: 20 gennaio – 24 marzo 2024\nOrari di apertura: mercoledì – domenica 10 – 19 (ultimo ingresso in mostra ore 18.30)\nIngresso gratuito\npigorini@comune.parma.it\nwww.comune.parma.it/cultura \nVisioni (im)possibili\nComunicazione\, utopia\, progetto nelle collezioni CSAC\na cura di CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione Università di Parma\nAbbazia di Valserena\, Strada viazza di Paradigna 1\, 43122 Parma\nInaugurazione: sabato 20 gennaio ore 11\nApertura mostra: 21 gennaio – 21 aprile 2024\nOrari di apertura: venerdì 9 – 15\, sabato e domenica 10 – 19\nIngresso a pagamento\nintero 10 €\nscontato 5 € (con cartolina Pigorini)\nstudentesse e studenti 5 €\nscuole 3 €\nservizimuseali@csacparma.it\nhttps://www.csacparma.it/\nÈ  possibile seguire CSAC anche su FB e Instagram\n#csac #newbauhaus #europe \nIL PROGETTO DI COLLABORAZIONE TRIENNALE\nVisioni (im)possibili è il primo atto di un progetto di collaborazione triennale tra CSAC e Comune di Parma\, che sulla base di una convenzione ad hoc intendono realizzare nel triennio 2024-2026 sei eventi espositivi\, tre nella sede CSAC all’Abbazia di Valserena e tre in uno spazio espositivo del Comune\, per proporre una riflessione sulla storia recente. Le mostre avranno come elemento generatore le opere e i documenti selezionati dalle collezioni CSAC e cercheranno di gettar luce non solo sui grandi temi del dibattito culturale del periodo individuato ma anche sulle dinamiche sociali e politiche\, le trasformazioni dei linguaggi della comunicazione e i rapporti complessi e biunivoci tra arte e industria\, progettazione e cultura di massa\, documento e narrazione.\nUno degli obiettivi del progetto è infatti quello di avvicinare il pubblico a temi ed espressioni tradizionalmente considerati lontani e “di nicchia”\, strutturando le esposizioni e i cataloghi per ambiti tematici coerenti e lineari\, semplificando i linguaggi e le modalità di visita.\nPer ogni annualità si prevede l’allestimento in contemporanea di due mostre\, strettamente legate tra loro ma che potranno essere visitate anche indipendentemente l’una dall’altra. La progettazione\, il catalogo e la comunicazione saranno impostati nell’ottica di un’unica esposizione su due sedi.\nLe mostre saranno corredate da laboratori didattici ed eventi collaterali per le scuole e per il pubblico in genere
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SUMMARY:Chiusa\, il 1° aprile\, con grande successo la mostra “Impronte. Noi e le piante”: oltre 21mila visitatori e visitatrici
DESCRIPTION:Oltre 21mila persone hanno visitato “Impronte – Noi e le Piante”\, la mostra organizzata dal Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Parma tra il 13 gennaio e il 1° aprile al Palazzo del Governatore. Un risultato decisamente positivo\, che premia la scelta di integrare materiali moderni e antichi\, collezioni locali e “pezzi” provenienti da altre istituzioni creando un percorso ricco e poliedrico ma centrato sulla bellezza innata del regno vegetale e della ricerca scientifica. \nLa mostra è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Parma e l’Orto Botanico dell’Università di Padova\, col patrocinio di National Geographic Italia e Le Scienze e grazie al fondamentale sostegno di Fondazione Cariparma\, Gruppo Chiesi e Davines Group. \nRicostruendo l’album scientifico delle nostre relazioni con i vegetali dal Quattrocento a oggi\, “Impronte” ha raccontato in parallelo l’evoluzione delle tecnologie di rappresentazione visiva\, il susseguirsi delle scoperte e la graduale trasformazione dell’idea stessa di pianta presso ricercatrici\, ricercatori e opinione pubblica. Visitatrici e visitatori hanno potuto letteralmente sfogliare le magnifiche immagini esposte come in una sorta di album di famiglia\, scoprendo illustrazioni rigorose e affascinanti\, stampe esotiche e precise\, fotografie pirotecniche e inattese\, libri ed erbari che parlano di luoghi e persone facendo ordine tra utilità\, scoperte\, biodiversità\, ecologia e dati sperimentali che si fanno estetica. Invitando a seguire le impronte che tante discipline diverse hanno lasciato dietro di sé\, la mostra ha evidenziato quanto siano cambiate nel tempo le risposte a domande non banali ed evidentemente molto sentite\, a partire da cos’è davvero una pianta e come si relaziona col mondo. \nL’allestimento\, basato su oltre 200 oggetti\, è stato apprezzato per la presenza di materiali provenienti tanto da istituzioni locali (Convitto Maria Luigia\, Biblioteca Palatina\, Fondazione Cariparma\, Orto Botanico) quanto da realtà di rilevanza nazionale. Proprio questo aspetto rappresenta un lascito importante per il Sistema Museale di Ateneo e per la città. “Impronte”\, oltre ad affascinare le persone che l’hanno visitata\, ha permesso infatti di gettare le basi per una migliore valorizzazione del patrimonio storico-botanico di Parma. In questo senso\, un ulteriore risultato di prestigio è la firma di un accordo quadro tra Università di Parma e Università di Padova per lo sviluppo congiunto di attività museali e incentrate sui rispettivi orti botanici. Questa scelta ravviva rapporti già solidi alla fine del Settecento\, quando Gianbattista Guatteri prima di fondare l’attuale Orto Botanico di Parma fu inviato proprio a Padova per apprendere e trasferire l’essenza dell’orto botanico più antico del mondo. \nA confermare il successo dell’allestimento e dei contenuti offerti da “Impronte” è anche l’andamento delle visite\, che sono andate gradualmente crescendo con le settimane fino a raggiungere appunto la cifra definitiva di 21.423 persone: segno di un apprezzamento e di un passaparola importante che si è affiancato a una costante attenzione da parte dei media. \nSignificativi anche i numeri relativi ai gruppi e alle scuole: sono state oltre 100 le comitive che hanno fruito delle visite guidate e dei laboratori didattici arrivando anche da fuori Parma\, a testimonianza di un’attrattività che non ha riguardato solo l’ambito cittadino.\nOltre mille bambine/i e ragazze/i hanno partecipato ai laboratori. E oltre 300 le presenze agli eventi collaterali alla mostra. \nIl successo di pubblico di “Impronte – Noi e le Piante” rappresenta una base importante per il futuro del Sistema Museale dell’Università di Parma. L’allestimento e la scelta di porre al centro le relazioni tra persone e vegetali anticipano infatti il cardine su cui sarà prossimamente imperniata l’offerta culturale e scientifica dell’Orto Botanico\, oggetto com’è noto di un ampio progetto di restauro e riqualificazione finanziato con fondi pubblici e privati.
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SUMMARY:Ultimi giorni per visitare la mostra "Impronte. Noi e le piante"
DESCRIPTION:Visitare una mostra e ritrovarsi a sfogliare un album di famiglia\, in cui a prendere vita sotto i nostri occhi non sono i ricordi privati ma le memorie collettive e cangianti dei nostri rapporti con le piante nel corso di oltre 6 secoli. A Parma\, nella splendida cornice di Palazzo del Governatore\, sabato 13 gennaio 2024 apre al pubblico Impronte. Noi e le piante\, esposizione unica nel suo genere che ripercorre in oltre 200 oggetti figurativi (erbari storici\, illustrazioni botaniche\, stampe in nature printing e xiloteche\, ma anche fotografie moderne e immagini ad alta tecnologia) il rapporto inesauribile che lega umanità e natura\, botanica e immagini\, scienza e arte. \nRealizzata dall’Università di Parma in collaborazione con il Comune di Parma e il sostegno di Fondazione Cariparma\, Gruppo Chiesi e Gruppo Davines\, Impronte dipana nelle sue 10 sezioni il filo della memoria naturale che da sempre l’uomo cerca di cogliere e fissare\, dalla carta degli erbari alle odierne immagini satellitari dei censimenti arborei\, passando per illustrazioni\, taccuini\, modellini e persino risonanze magnetiche e sguardi ai raggi X. Al centro\, ideale e concreto raccordo tra le epoche\, l’installazione audiovisiva Artificial Botany\, a cura di fuse*\, che esplora suggestioni e capacità espressive delle illustrazioni botaniche classiche attraverso l’uso di moderni algoritmi di apprendimento automatico. \nLa mostra – visitabile gratuitamente fino all’1 aprile\, da mercoledì a domenica dalle 10 alle 19\, festivi inclusi – prevede anche visite guidate\, laboratori didattici prenotabili riservati a giovani esploratori accompagnati dai propri insegnanti e un concorso per giovani illustratori\, intensificando così il dialogo – mai interrotto – tra Parma e la sua Università. Un rapporto oggi ancora più profondo grazie all’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’Orto Botanico\, oggetto di un significativo recupero volto a renderlo uno dei fulcri cittadini e nazionali su cui imperniare comunicazione scientifica\, educazione e ricerca condivisa\, soprattutto sui temi della cultura vegetale in ogni sua declinazione umanistica e scientifica. Nel progetto di recupero l’Ateneo è affiancato da istituzioni e realtà private del territorio: Ministero dell’Università e della Ricerca\, Ministero della Cultura\, Fondazione Cariparma\, Gruppo Chiesi e “Parma\, io ci sto!” \nMolte opere esposte portano alla luce i rapporti tra immaginario botanico e città\, dagli erbari di personaggi illustri decisi a dare il giusto valore al sapere botanico (come Luigi Gardoni\, il cui omonimo erbario farmaceutico è stato riportato alla luce solo nel 2014 dopo una permanenza silente negli armadi dell’Orto Botanico lunga più di un secolo)\, alla “donazione regale” di modelli di funghi in cera acquistati da Maria Luigia d’Austria proprio per l’Orto Botanico\, passando per storie\, notizie e curiosità contenute nell’altrettanto nutrito universo digitale composto da QR-code e video. \nRicca e varia la provenienza dei materiali\, che oltre a prestatori locali ha coinvolto strutture estere (Real Jardin Botanico di Madrid) e di prim’ordine in Italia (Orti Botanici di Padova\, Bologna\, Pavia\, Erbario Centrale Italiano di Firenze ed Enti Oliveriani di Pesaro\, tra gli altri). Al centro del percorso espositivo\, tuttavia\, vi è la raffigurazione scientifica delle piante e la sua trasformazione di stile\, di percezione\, di obiettivi: un percorso che usa la leva della bellezza per mostrare quanto sia cambiato nei secoli il nostro modo di guardare le piante e\, con esso\, la nostra opinione su di esse. \n“Si usa spesso l’espressione plant blindness per indicare la nostra scarsa capacità di notare le piante nella vita di tutti i giorni”\, spiega Renato Bruni\, direttore scientifico dell’Orto Botanico di Parma e responsabile del progetto scientifico della mostra. “Impronte nasce per evidenziare come invece studiosi e ricercatori abbiano sviluppato nei secoli una grandissima capacità di osservazione verso questi organismi\, scoprendone gradualmente caratteristiche e peculiarità. A mancare sino ad ora è stata la ribalta\, l’esposizione completa del fotoromanzo che la scienza ha costruito in secoli di botanica\, un piano sequenza per capire quanto sia cambiata la risposta a una domanda solo apparentemente innocua: “che cos’è una pianta?” Si tratta di una risposta agevolata dallo strumento visuale e dal suo portato simbolico: le immagini scientifiche delle piante sono bellissime e capaci di trasmettere concetti complessi nell’emozione di un attimo”. \nLe dieci sezioni\nArticolate in un percorso che occupa i 570 mq degli spazi espositivi situati al primo piano del Palazzo del Governatore\, le dieci sezioni in cui è organizzata la mostra accompagnano i visitatori in un viaggio nel tempo tra isole di sapere\, muovendosi tra gli estremi di un utilitarismo vecchio e nuovo che attraverso la rappresentazione vegetale approda sugli arcipelaghi delle scienze e delle arti: \n1.         L’epoca del disegno – tra decoro e studio\n2.         L’illustrazione scientifica – tra estetica e identità\n3.         A scuola di botanica – le immagini di veri saperi\n4.         Il mondo delle illustratrici – una porta verso la scienza\n5.         Le collezioni di Parma – una capsula del tempo che si apre\n6.         L’epoca della tecnologia – immagini seriali e oggettività\n7.         Fotografie e nuovi occhi – le piante oltre il visibile\n8.         Le piante e il mondo – organismi che interagiscono\n9.         Le immagini olistiche – oltre la semplice forma\n10.       Le foto di gruppo – noi e le piante in città\, nei campi\, nei boschi \nDalle riproduzioni calligrafiche all’agricoltura di precisone\, dagli erbari medioevali alla tomografia a emissione di positroni\, Impronte traccia la parabola temporale della relazione tra uomo e natura\, mostrandone tutte le declinazioni. Una mano\, anzi\, una manicula\, lo sottolinea fin dall’inizio del percorso espositivo: è quella disegnata da un ignoto lettore a margine della copia dell’Hortus Sanitatis di Johannes da Cuba (1548)\, un segno di evidenziatore ante litteram che a distanza di secoli lascia dietro di sé un’impronta ancora ben visibile\, e da cui partire. \nEcco quindi farsi strada gli erbari ad uso di medici e farmacisti\, dominati da un approccio realistico e una precisa funzione\, le tavole tratte da atlanti destinati al riconoscimento “professionale” delle erbacce da estirpare lungo le ferrovie\, ma anche i cataloghi di campioni di colore da abbinare a precise varietà e specie botaniche come l’originalissimo Répertoire de couleurs pour aider à la détermination des couleurs des fleurs\, des feuillages et des fruits che unisce esperienze e necessità di floricoltori\, artisti e scienziati. È anche grazie a una simile varietà di applicazioni che si rende necessario un avanzamento nella ricerca sulle tecniche di impressione\, litografia e galvanotecnica su tutte\, che unito alla fascinazione artistica per l’illustrazione botanica conduce rapidamente alla sua commercializzazione\, traghettandola nella modernità. Riproduzioni in serie\, stampe\, ma anche tracce di avvincenti spy-stories legate a furti e diritti di proprietà aggiungono preziosi e inimmaginati tasselli al complesso mosaico creato delle opere in mostra. Tra queste\, le rarissime riproduzioni calligrafiche di funghi in cera\, i modellini Brendel in papier mâché e le “carte di identità” lignee degli alberi\, le xiloteche o holzbuch\, che insieme contribuiscono a descrivere il superamento dalla conoscenza delle piante per mero riconoscimento verso una dimensione più ampia\, che contempla aspetti fisiologici\, ecologici e persino agronomici. \nOggetto di interesse sempre crescente\, la rappresentazione naturalistica investe anche la sfera professionale femminile\, perché è proprio passando per la porta dell’illustrazione botanica che molte donne hanno potuto accedere al mondo delle scoperte scientifiche\, storicamente dominato dal genere maschile. Un percorso lungo e non privo di ostacoli – ben sintetizzato dal video appositamente realizzato con la collaborazione del Museo Botanico dell’Università di Padova – ma colmo di grande bellezza\, la stessa che emana dalle opere originali sette-ottocentesche di Maria Sybilla Merian\, Dissertatio de generatione et metamorphosibus insectorum Surinamensium\, Elizabeth Blackwell\, A curious herbal\, e Rosalba Bernini\, di cui sono esposte alcune tavole. \nImpronte. Noi e le piante offre anche un dovuto momento di riflessione sul patrimonio di documenti storici custoditi dall’Università e da varie istituzioni cittadine (Biblioteca Palatina\, Fondazione Cariparma\, Convitto Nazionale Maria Luigia). È qui che diventano protagonisti materiali inediti o raramente esposti al pubblico (come\, oltre all’erbario Gardoni\, gli erbari Berta\, Guatteri e Jan) e il percorso conduce i visitatori alla scoperta delle nuove tecnologie impiegate per la rappresentazione delle piante. Dalle prime riproduzioni fotografiche ottenute a fini scientifici\, come quelle esotiche tratte da Asiatic Palms durante le campagne botaniche di Odoardo Beccari nel Borneo\, passando per le immagini ottenute con tecniche microscopiche\, le opere esposte esplorano un presente che corre veloce verso nuovi traguardi. Lo raccontano gli incredibili ritratti spettrografici condotti sulle piante per accelerare la selezione agronomica e le fotografie di scienziati-artisti contemporanei come Craig Burrows\, Igor Siwanovicz\, Rob Kesseler e Jan Martinek\, al contempo strumenti sperimentali di ricerca e vincitrici di premi fotografici internazionali. \nL’ultima sezione\, una prospettiva ampia e scientificamente accurata\, si apre svelando le illustrazioni moderne capaci di allargare lo sguardo dal particolare al generale\, proprio come in una foto di gruppo. Microscopie\, infrarossi\, ultravioletti\, radar\, immagini satellitari\, time lapse\, risonanze\, fluorescenze offrono la cornice ideale per riflettere sui temi che caratterizzano la nostra contemporaneità\, dal cambiamento climatico alla qualità dell’aria\, dalla sostenibilità agricola alla gestione del verde urbano e forestale. Grazie a queste nuove visioni molte conoscenze sono state approfondite e amplificate\, portando le piante da viventi “inanimati” a organismi centrati su complessità e interazione\, indispensabili alla nostra vita nelle città e sul pianeta. Questa nuova era delle immagini ci ha rivelato che le piante hanno bisogni che non possiamo più ignorare\, anche perché sono ora sotto i nostri occhi. \nL’installazione: Artificial Botany\nRaccordo tra le due macrosezioni in cui è strutturata la mostra e opera in continua evoluzione\, Artificial Botany condensa la bellezza delle immagini con la potenza della tecnologia dando vita a un’installazione audiovisiva ipnotica in cui la fluidità del processo vitale della pianta viene rappresentata a partire da una serie di illustrazioni botaniche d’epoca.\nRaccolte dagli archivi digitali opensource di illustratori di metà XIX secolo\, queste illustrazioni sono diventate il materiale didattico per un particolare sistema di apprendimento automatico chiamato GAN (Generative Adversarial Network) che attraverso una fase di allenamento è in grado di ricreare nuove immagini artificiali con elementi morfologici estremamente simili alle immagini di ispirazione ma con dettagli e caratteristiche che sembrano far emergere una reale rappresentazione umana. La macchina rielabora il contenuto creando un nuovo linguaggio\, catturando le informazioni e le qualità artistiche dell’uomo e della natura. \nLaboratori e visite guidate\nScienza e arte da vedere\, conoscere e sperimentare. Fedele alla propria vocazione di apertura e scambio con il pubblico\, l’Università di Parma arricchisce l’offerta espositiva di Impronte organizzando un ricco calendario di laboratori (a cura di Esperta) e visite guidate (a cura di Artificio). 50 appuntamenti – prenotabili attraverso il sistema museale di Ateneo – rivolti a studenti grandi e piccoli\, dalle elementari alle superiori\, in cui divertirsi a scoprire tutti i segreti della lunga storia della rappresentazione botanica. Pensate per gli adulti sono invece le speciali visite guidate durante alcuni fine settimana\, per approfondire i temi affrontati nelle dieci sezioni dell’esposizione\, tra aneddoti e curiosità. \nIl concorso: Impronte OFF\nUn concorso di illustrazione aperto a giovani disegnatori\, una mostra / happening che andrà ad arricchire il percorso espositivo e due incontri fuori città per far conoscere l’Orto Botanico di Parma non solo come luogo di studio ma anche come polo aggregativo innovativo\, pensato per le nuove generazioni. Il programma Impronte Off – ideato da Interno Verde e promosso dall’associazione “Parma\, io ci sto!” – affiancherà la mostra coinvolgendo studenti e professionisti under35\, contribuendo così a far conoscere alle ragazze e ai ragazzi il ruolo che l’Orto Botanico assumerà per il territorio.\nIl bando del concorso di illustrazione\, declinato sul tema della botanica fantastica\, verrà pubblicato lunedì 18 dicembre sul sito www.internoverde.it e resterà aperto fino a domenica 28 gennaio. Verranno selezionati dieci finalisti che esporranno i propri lavori all’interno di Impronte. Ulteriori appuntamenti volti a esplorare le potenzialità della rappresentazione botanica saranno organizzati tra febbraio e marzo sia a Milano che a Bologna. \nL’Orto Botanico di Parma\nGià nel Seicento esisteva un Giardino dei Semplici presso l’antica sede universitaria in Borgo degli Studi\, dedicato alla coltivazione di erbe medicinali. L’insediamento attuale di via Farini fu istituito nel 1770 grazie al lavoro di Giambattista Guatteri. Le caratteristiche serre settecentesche\, probabile progetto di un allievo dell’architetto di corte Ennemond-Alexandre Petitot\, furono terminate nel 1793. A Guatteri si deve la scelta di un orientamento sperimentale di impianto naturalistico\, ispirato a quello dell’Università di Padova: studio dal vivo\, floristica del territorio\, acclimatazione in serra di piante esotiche\, scambi con altri orti secondo una pratica che permane tuttora.\nA seguito del trasferimento di tutte le attività di ricerca al Campus universitario\, a partire dal 1980 la vocazione inizia a mutare. Da luogo in cui la scienza viene prodotta\, gradualmente l’Orto assume i tratti di una piattaforma in cui la scienza viene raccontata. Dopo un lungo periodo di oblio\, da alcuni anni l’Orto Botanico ha ritrovato un ruolo di primo piano nelle politiche dell’Università di Parma. Luogo emblematico e identitario per la comunità\, ospitando varie collezioni di pregio racchiude in sé la tradizione scientifica e ambientale del territorio. Il suo futuro è di uscire dalla staticità dell’hortus conclusus poco accessibile al pubblico\, divenendo invece punto preferenziale per la comunicazione scientifica\, l’educazione e la ricerca sui temi ambientali\, della biodiversità e della sostenibilità.\nL’Orto è al centro di un’iniziativa di restauro e riqualificazione\, in cui l’Ateneo è affiancato da istituzioni e realtà private del territorio\, mirata a sfruttare le collezioni in chiave moderna per sensibilizzare sui benefici delle piante alla vita umana e al contempo ricostruire la memoria storica dell’Orto\, recuperando essenze e collezioni presenti nel catalogo redatto all’epoca della sua fondazione. La nuova struttura avrà la medesima vocazione di questa mostra: raccontare la storia dei giusti rapporti necessari tra noi e le piante. \nImpronte. Noi e le piante è realizzata dall’Università di Parma in collaborazione con il Comune di Parma\, il sostegno di Fondazione Cariparma\, Gruppo Chiesi e Gruppo Davines e con il patrocinio e la collaborazione dell’Università di Padova\, le Scienze e National Geographic. \nLE DICHIARAZIONI \n“Impronte. Noi e le piante rappresenta per l’Università di Parma una sorta di “manifestazione d’intenti” verso la città. Con fondi propri e col fondamentale supporto del territorio\, in un “gioco di squadra” in cui crediamo moltissimo\, l’Ateneo ha da alcuni anni avviato per l’Orto Botanico e per il Museo di Storia Naturale un importante percorso di riqualificazione\, che proprio nel 2024 entra nel vivo con l’apertura dei cantieri. Questi due luoghi si apprestano a riacquisire il ruolo centrale che loro spetta nel tessuto culturale cittadino. I temi attorno ai quali gravita questo percorso sono i medesimi alla base dell’allestimento pensato per Palazzo del Governatore: le parole chiave sono dialogo\, contaminazione\, sostenibilità\, complessità\, coinvolgimento\, scoperta. Questa mostra rappresenta quindi un traguardo importante\, sia nei termini tangibili di un’esposizione sia in quelli immateriali ma non meno potenti della sintesi progettuale” – Paolo Martelli\, Rettore dell’Università di Parma \n“Palazzo del Governatore si trasformerà in una wunderkammer affollata di 200 elementi che schiuderanno minuti particolari botanici grazie ad una nuova e felice collaborazione tra istituzioni culturali pubbliche e illuminate realtà imprenditoriali del territorio. Per Parma si tratta anche della rivelazione di una raccolta appassionata che è andata a sostanziare gli Erbari Gardoni\, Berta\, Guatteri e Jan custoditi dall’Orto Botanico che\, per la prima volta esposti insieme\, raccontano di una privilegiata relazione della città con l’illustrazione ottocentesca ed un vivo interesse per il sapere botanico. Si tratta di un percorso saprà che saprà affascinare con romantiche impronte fané che hanno attraversato i secoli\, con le indagini stupefacenti che sanno tracciare i moderni imaging\, ma soprattutto che lascerà ai visitatori una domanda urgente e contemporanea: quali impronte stiamo lasciando?” – Lorenzo Lavagetto\, Vicesindaco e Assessore a Cultura e Turismo del Comune di Parma \n“Questo progetto espositivo ci consente di rimettere a fuoco il difficile equilibrio tra uomo e natura. Impronte. Noi e le piante consentirà alla collettività\, specialmente alle giovani generazioni\, di consolidare conoscenza e consapevolezza sul patrimonio botanico del nostro territorio\, anche grazie alla messa in rete di tutti quei luoghi che ad oggi ne tengono traccia e che rivivranno in ottica di sistema nei nuovi spazi espositivi dell’Orto Botanico. Questa mostra entra di diritto anche all’interno dell’iniziativa didattica di Fondazione Cariparma A scuola nei Musei che da oltre 20 anni si rivolge a tutti gli istituti scolastici del nostro territorio. Il pianeta è la nostra casa\, da sempre. Per poter contribuire alle sfide globali dobbiamo prima di tutto fare la nostra parte sul territorio che abitiamo\, salvaguardando la storia e la biodiversità locale\, per progettarne il futuro. Insieme” – Franco Magnani\, Presidente della Fondazione Cariparma \n“Abbiamo apprezzato da subito il progetto Impronte. Innanzitutto\, perché la mostra di Palazzo del Governatore contribuirà a valorizzare un patrimonio importante della città di Parma: l’Orto Botanico\, che custodisce un importante corpus culturale\, di cui l’Erbario Gardoni è un esempio\, ed è un luogo deputato alla conoscenza scientifica. In secondo luogo\, perché riteniamo che Impronte rappresenti lo sviluppo coerente di un percorso che abbiamo intrapreso a partire dal 2020\, con i progetti Pharmacopea prima e L’Arte della Cura poi. Il tema è la riscoperta dell’identità chimico-farmaceutica del nostro territorio. Come Società Benefit e certificata B Corp\, siamo orgogliosi di contribuire alla realizzazione di questa mostra\, per tenere alta l’attenzione sul legame tra scienza e botanica e sull’Orto Botanico cittadino” – Alessandro Chiesi\, Presidente del Gruppo Chiesi \n“Tra ciò che non possiamo vedere delle piante ci sono le radici; senza dubbio quelle del Gruppo Davines sono profondamente radicate nelle tradizioni farmaceutiche e speziali della nostra città. Dopo il progetto Pharmacopea\, con il quale abbiamo fatto rivivere insieme al Gruppo Chiesi un percorso che va dall’Orto Botanico all’Antica Farmacia S. Filippo Neri\, sono felice di aver contribuito alla nascita di un altro “prodotto culturale” che è in sintonia con la storia e l’impegno della mia famiglia\, a partire dalle prime attività di mia madre Silvana\, che oltre 40 anni fa iniziò una ricerca all’avanguardia sui migliori principi attivi cosmetici delle piante. Le riflessioni che emergono dalla mostra sui colori come declinazioni della bellezza e sulla pianta intesa come realtà unitaria olistica possiedono un fascino unico\, che accompagnerà i visitatori nella ri-scoperta della storia chimico-farmaceutica di Parma” – Davide Bollati\, Presidente del Gruppo Davines. \nL’ingresso alla mostra è gratuito e senza prenotazione. \nPrenotazioni per le scuole\, le famiglie e gli adulti. \nInformazioni sulla mostra \nColophon
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SUMMARY:Walter Albini: la mostra allo CSAC fino al 14 aprile
DESCRIPTION:Csac – Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma\, inaugurata\,  sabato 14 ottobre 2023\, una mostra monografica volta a celebrare il genio\, la visione avanguardista e l’estro creativo di Walter Albini. \nLa mostra\, in programma fino al 23 dicembre\, intende restituire l’opera di Albini dagli esordi alle ultime collezioni realizzate nei primissimi anni Ottanta\, attraverso una selezione di materiali appartenenti al Fondo Archivistico Walter Albini conservato presso il Csac. \nIl Csac possiede infatti uno dei più esaustivi ed eterogenei fondi archivistici dello stilista\, comprensivo di circa cinquemila materiali progettuali; donato nel 1983 da Paolo Rinaldi e nel 1988 da Marisa Curti\, copre un arco cronologico che va dal 1967 circa al 1982.   \nI materiali progettuali spaziano dagli schizzi giovanili\, che presentano già in nuce la poetica dello stilista\, ai bozzetti preparatori\, sino ai disegni destinati alla progettazione delle Collezioni. Unitamente ai materiali elencati in mostra sarà presente una selezione di fotografie destinate alla promozione delle collezioni\, fotografie di sfilata e materiale pubblicitario. \nQuando: 14 ottobre – 23 dicembre\nDove: CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione\, Abbazia di Valserena\, Via Strada Viazza Paradigna\, 1
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SUMMARY:Dal 2 al 6 ottobre\, per I Like Parma\, musei aperti e la mostra "Cristalli in metamorfosi"
DESCRIPTION:Anche quest’anno il Sistema Museale di Ateneo\, nonostante la chiusura del Museo di Storia Naturale e dell’Orto Botanico legata ai lavori di riqualificazione\, aderirà alla manifestazione cittadina I Like Parma.\nDal 2 al 6 ottobre le scolaresche e tutti gli interessati potranno visitare gratuitamente i musei componenti il nostro Sistema\, accompagnati da guide esperte\, che li condurranno alla scoperta delle ricche collezioni possedute dall’Ateneo di Parma. \nOltre ai musei\, i visitatori potranno visitare presso il Parco Area delle Scienze\, la mostra “Cristalli in metamorfosi”\, allestita presso le aule espositive F e G del plesso 25 (Aule delle Scienze). \nI visitatori potranno accedere alla mostra dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 19:00\, l’accesso ai musei è invece subordinato a prenotazione da inoltrare a sistema.museale@unipr.it. 
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SUMMARY:I like Parma: gli eventi allo CSAC
DESCRIPTION:Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre\, diverse iniziative allo CSAC in occasione dell’iniziativa “I like Parma. Un patrimonio da vivere“. \nSABATO 30 SETTEMBRE\nPer chiudere l’esposizione Andrea Branzi. Racconti di design e le attività svolte dal giorno della inaugurazione\, è stato definito un programma di incontri e visioni che consentono ulteriori approfondimenti rispetto al tema della mostra: \nore 15:30 – Laboratorio didattico per famiglie (bambini 6-11 anni accompagnati da un adulto) “Personaggio-oggetto-plastico: narriamo il design”. \nore 16:00 – Visita guidata alla mostra di Andrea Branzi a cura di Francesca Zanella\, con Francesca Picchi. \nore 17:30 – Andrea Branzi. Mostra in forma di prosa\, video\, produzione Triennale di Milano\, luglio 2022\, proiezione del video (durata 36 minuti). \nore 18:00 – Andrea Branzi\, La musica contemporanea e il suo spazio. Incontro con Martino Traversa e Nicoletta Morozzi\, modera Francesca Zanella. \nMaggiori informazioni. \nDOMENICA 1° OTTOBRE\nTra le mura dell’Abbazia di Valserena\, ex abbazia cistercense oggi sede del Centro Studi e Archivi della Comunicazione\, si celano centinaia di anni di storia e di cambiamenti. Attraverso una serie di divertenti attività rivolte alle famiglie\, potremo scoprire tutti i segreti che hanno caratterizzato la storia di questo monumento storico. \nore 16:00 – Visita e laboratorio didattico per famiglie (bambini 6-11 anni accompagnati da un adulto) “Viaggio nel tempo: alla scoperta dell’Abbazia di Valserena”. \nIn entrambe le giornate\, dalle 10 alle 19 sarà possibile visitare le due mostre “Andrea Branzi. Racconti di Design” e “Anselmo Ballester. Volti ingombranti” (eccezionalmente prorogata finno al 1° Ottobre 2023!) con biglietto a tariffa ridotta (5€). Tutti gli eventi sono inclusi nel prezzo del biglietto. \nInfo e prenotazioni:\nTel: 0521903649\nemail: servizimuseali@csacparma.it
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SUMMARY:Anselmo Ballester. Volti ingombranti.
DESCRIPTION:Sarà inaugurata allo CSAC\, Centro Studi e Archivio della Comunicazione\, venerdì 23 giugno alle ore 18\, la mostra “Anselmo Ballester. Volti ingombranti”.\n\nLa mostra costituisce una nuova tappa nella serie di esposizioni allestite nella Sala delle Colonne dell’Abbazia di Valserena caratterizzate dalla proposta di approfondimenti condotti da conservatori e collaboratori del Centro su temi specifici\, esito di approfondite ricerche in archivio e dalla particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e finanziaria\, resa possibile grazie alle diverse competenze culturali\, progettuali e tecniche presenti allo CSAC.\n\nLa mostra resterà aperta al pubblico fino al 17 settembre 2023.\n\n\nDove: Sala delle Colonne – CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione\,\nAbbazia di Valserena\nStrada Viazza di Paradigna\, 1 – Parma\nQuando: inaugurazione venerdì 23 giugno – ore 18.00\nOrari mostra: venerdì ore 9.00 -15.00; sabato e domenica ore 10.00-19.00\nInformazioni e prenotazioni: csac@unipr.it; servizimuseali@csacunipr.it; tel. +39 0521 903649
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SUMMARY:Il nuovo Orto Botanico
DESCRIPTION:Aperta\, da martedì 30 maggio\, l’esposizione dei progetti di restauro e valorizzazione dell’Orto Botanico\, progetti di ampio respiro che puntano a fare dell’Orto Botanico dell’Università di Parma non solo un rinnovato giardino ma un polo culturale\, ambientale\, sostenibile\, risorsa e punto di riferimento per la città e non solo. \nDue sono gli interventi che\, nei prossimi mesi\, interesseranno l’area dell’Orto Botanico: \nil progetto di valorizzazione del giardino storico\, finanziato\, nell’ambito del progetto PNRR “Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici”\, del Ministero della Cultura. L’opera\, che riguarda la sistemazione del verde\, è finalizzata al rispetto della biodiversità\, minimizzando i costi di gestione idrica ed energetica. Il filo conduttore dell’intervento è la coerenza: le esigenze vegetazionali\, naturalistiche e ambientali delle piante sono prevalenti su altri aspetti e l’intero giardino deve poter agire da “ambasciata botanica” del territorio\, da piattaforma di dialogo per rinforzare l’educazione a un’osservazione non antropocentrica del mondo.\nIl progetto tiene in massima considerazione le esigenze ecologiche e naturalistiche del luogo\, minimizzando il consumo di suolo e riducendo l’impatto sugli apparati radicale che insistono sul giardino. L’intervento prevede il rifacimento dei percorsi\, la realizzazione di un impianto di irrigazione\, la creazione di nuove aiuole a bassi requisiti idrici\, la sistemazione delle roccere e zone umide\, l’edificazione di una nuova serra per poter esporre la collezione delle succulente\, oggi non visitabile.\nLa progettazione è a cura di A+C_Architettura e Città Studio Associato \nil progetto di restauro delle serre storiche e della Scuola di Botanica\, che si giova di un fondamentale impulso da parte di “Parma\, io ci sto!”\, è cofinanziato da Università di Parma\, Ministero dell’Università e della Ricerca\, Fondazione Cariparma e Gruppo Chiesi.\nGrazie agli sponsor\, verranno restaurate e ripristinate le Serre Ferdinandee (risalenti alla fine del Settecento) e l’ottocentesca Scuola di Botanica. Quest’ultimo edificio sarà destinato ad accogliere le collezioni di erbari storici\, la biblioteca storica e un piccolo museo botanico. Le serre borboniche saranno ripristinate nelle loro strutture originarie\, con l’eliminazione delle strutture postume e il ritorno al disegno originale della Scuola del Petitot. I nuovi impianti garantiranno il massimo risparmio energetico. Gli spazi non ospiteranno solo le piante\, ma saranno edifici polifunzionali\, in grado di essere utilizzati anche per esposizioni ed eventi. Accanto alle Serre Ferdinandee\, saranno aperti nuovi servizi al pubblico\, caffetteria\, luogo di incontro\, bookshop.\nLa progettazione è a cura di Studio Canali Associati \nI progetti sono stati presentati lunedì 29 maggio nella storica sede di via Farini alla presenza del Rettore\, Paolo Andrei\, del sindaco Michele Guerra\, del Direttore scientifico dell’Orto Botanico Renato Bruni\, del Presidente di Fondazione Cariparma Franco Magnani\, il Presidente di “Parma\, io ci sto!” Alessandro Chiesi e Giovanna Usvardi\, Global Communication & External Relations Head del Gruppo Chiesi\, oltre naturalmente ai progettisti Guido Canali e Paola Cavallini\, in rappresentanza dello Studio Canali Associati e di A+C_Architettura e Città Studio Associato \nDove: serre dell’Orto Botanico\, Strada Farini\, 90\nQuando: da martedì 30 maggio a fine luglio
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SUMMARY:Allo Csac la mostra "Antonio Sansone. Rituali d'Europa". Inaugurazione sabato 29 aprile.
DESCRIPTION:Inaugura sabato 29 aprile alle ore 10\, al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\, CSAC\, la  mostra “Antonio Sansone. Rituali d’Europa“. \n\n\nCon la mostra Antonio Sansone. Rituali d’Europa\, la cui inaugurazione è in programma per sabato 29 aprile alle 10\, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC dell’Università di Parma prosegue la serie di esposizioni allestite nella Sala delle Colonne\, caratterizzate dalla proposta di approfondimenti condotti da conservatori e collaboratori del Centro su temi specifici\, quale esito di ricerche sui vari archivi\, e dalla particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e finanziaria\, resa possibile grazie alle diverse competenze culturali\, progettuali e tecniche presenti allo CSAC. \nIn occasione della XVIII edizione del Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia “EUROPE MATTERS – Visioni di un’identità inquieta”\, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione propone un’indagine all’interno del Fondo Antonio Sansone\, orientata alla definizione e ricostruzione di alcuni dei grandi mutamenti che hanno caratterizzato la storia\, i confini e le differenti identità europee nella seconda metà del Novecento. \nAntonio Sansone (Napoli\, 1929 – Fara Sabina\, 2008) è stato uno dei più significativi esponenti del fotogiornalismo di impegno civile del secondo dopoguerra. Dopo aver lasciato la professione medica fonda\, con il fratello Nicola\, Caio Garrubba\, Franco Pinna ed altri\, l’agenzia Realfoto. La sua è una visione militante\, organica alla sinistra storica e alla Nuova Sinistra e le sue fotografie vengono regolarmente pubblicate su periodici italiani e internazionali. Nel 2003 cede il suo intero archivio\, 230.000 immagini tra negativi\, diapositive e stampe\, alla Sezione Fotografia dello CSAC dell’Università di Parma. \nIl sondaggio dell’archivio rivela una storia che si estende ad un contesto ben più ampio di quello suggerito dalle più note immagini del fotoreporter: certamente le vivide indagini su Napoli\, i volti della politica italiana\, ma anche il racconto indocile dei paesi che si dicevano di “oltrecortina”\, dove ai rituali delle ufficialità – che scopriamo non così differenti da quelli dell’altro occidente – Sansone accosta ricerche sulla quotidianità e sui fermenti che percorrevano l’Europa\, dall’Irlanda alla Francia\, all’Ungheria\, la Cecoslovacchia\, la Romania\, senza trascurare i conflittuali processi di decolonizzazione degli stati africani fino a poco tempo prima sotto il dominio europeo. \nL’esposizione intende mettere in luce questo spaccato dell’archivio Sansone\, ricostruendo alcuni dei più interessanti viaggi del fotoreporter in un’Europa ancora in costruzione\, la cui identità frammentata e inquieta è documentata e raccontata attraverso i reportage delle manifestazioni di piazza\, le immagini degli avvenimenti\, dei volti ufficiali della politica\, delle celebrazioni religiose\, dei luoghi di aggregazione\, del tempo libero\, del consumo. \nLa corrispondenza professionale\, come le lettere di ingaggio\, viene esposta insieme a documenti\, ai tesserini stampa\, ma soprattutto ai provini a contatto degli interi servizi\, a restituire la complessità del viaggio\, del lavoro e del racconto. Non si tratta solo di una ricostruzione storica\, geografica\, politica dell’Europa tra gli anni Cinquanta e Ottanta – ancora segnata dal secondo conflitto mondiale e molto diversa da quella che conosciamo oggi – ma anche dell’espansione\, attraverso le decine di immagini che componevano i reportage\, di una narrazione giunta a noi quasi sempre in forma di fotografie singole\, quelle concesse e selezionate dalla stampa periodica\, il territorio nel quale si snoda il lavoro del fotografo\, la sua proposta\, attraverso una selezione di immagini pregnanti\, di una visione del mondo altra rispetto a quella dell’informazione governativa. \nANTONIO SANSONE. RITUALI D’EUROPA\na cura di Paolo Barbaro e Margherita Zazzero\n29 aprile 2023 – 11 giugno 2023 \nCSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\nAbbazia di Valserena\nStrada Viazza di Paradigna\, 1\, 43122 Parma \nOrari di apertura museo:\nVenerdì 9.00 – 15.00\nSabato\, domenica 10.00 – 19.00 \nPer informazioni e prenotazioni:\nCSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma\ncsac@unipr.it\nservizimuseali@csacunipr.it\n+ 39 0521 903649 \n  \n\n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:Al Palazzo delle Acque aperta la mostra "Le forze delle acque. Governare il Grande fiume: mito\, identità\, strumenti"
DESCRIPTION:Aperta fino al 21 marzo la mostra “LE FORZE DELLE ACQUE. Governare il Grande fiume: mito\, identità\, strumenti” allestita all’interno del Palazzo delle Acque\, in strada Garibaldi 75\, Parma. \nLa mostra è organizzata da AIPO\, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile\, ARPAE (Agenzia regionale per la prevenzione\, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna)\, Autorità del Bacino distrettuale del fiume Po e Università degli Studi di Parma. \nL’esposizione\, che si sviluppa all’interno dell’intero palazzo\, su quattro piani\, lungo i corridoi e gli spazi di lavoro degli Enti presenti\, è visitabile solo su prenotazione. \nIl Sistema Museale di Ateneo partecipa alla mostra con un “prestito” d’eccezione: il Cranio di Bison priscus (bisonte delle steppe) del Quaternario (Pleistocene). \nPer visitare l’esposizione occorre prenotare telefonando al numero 3389225086 o scrivendo una email ad artificio@gmail.com \nOrario di visita:\nmartedì e giovedì: turni alle ore 14.00 e 16.15\nmercoledì: turno alle ore 9.00 e 11.15\nvenerdì: turni alle ore 9.00\, 11.15\, 14.00\, 16\,15. \nLa mostra\, curata da Dario Costi e Carlo Mambriani\, costituirà un’occasione di approfondimento sui diverso aspetti\, storico\, culturale\, territoriale\, ambientale\, connessi alla natura e alle vicende del Po e dei suoi affluenti\, nonché sul ruolo passato e presente delle Istituzioni deputate alla loro governance. \nQuello che a ragione si può definire “Palazzo delle Acque” – ovvero lo storico edificio di barriera Garibaldi già sede del Magistrato per il Po e del Genio civile – è un luogo che non tutti i cittadini conoscono\, così come le nuove denominazioni e le recenti riarticolazioni amministrative assunte dall’Autorità e dalle Agenzie che hanno giurisdizione sul bacino del fiume Po e che si occupano di un settore di intervento pubblico che comporta notevoli attenzioni politiche e ingenti risorse economiche\, con notevole impatto\, sia nella quotidianità sia nelle emergenze\, per milioni di cittadini. \nIl percorso espositivo si svilupperà sui cinque piani del palazzo e sarà articolato in 8 sezioni tematiche. Le straordinarie collezioni di cartografie antiche e strumentazioni storiche e il patrimonio di competenze tecnico-scientifiche che costituiranno il fulcro dell’esposizione consentiranno al grande pubblico di ripercorrere\, da un lato\, eventi\, personaggi e tecniche impiegate nei secoli dagli abitanti del bacino padano nel tentativo di sfruttare e governare il Po e i suoi tributari; dall’altro\, di comprendere il complesso mondo dell’amministrazione fluviale\, dedicati alla sicurezza del territorio\, alla gestione delle calamità\, ai progetti di valorizzazione naturalistica e paesaggistica\, inserito nel contesto internazionale a scala europea. \nL’esposizione si articola in otto sezioni: \nSez. 1 – IL PALAZZO DELLE ACQUE\, a cura di Fabio Stocchi\, dedicata al cantiere dell’edificio e alla ricostruzione delle vicende storico-architettoniche che hanno interessato il settore Nord-Est di Parma. \nSez. 2 – LA GESTIONE DEL FIUME\, dove saranno presentati l’assetto attuale dei quattro Enti deputati al governo del Po e la loro storia. \nSez. 3 – IL FUTURO DELLA MEMORIA\, a cura di Monica Branchi\, Lucia Masotti\, Simona Patrizi\, Fabio Stocchi\, dedicata all’esposizione dei materiali d’interesse storico (cartografie\, libri\, fotografie\, strumenti di misura dalle collezioni degli Enti) e alla loro prospettiva contemporanea. \nSez. 4 – LA COSTRUZIONE DEL MITO\, a cura di Paolo Barbaro \, Guido Conti\, Davide Papotti\, affronta la dimensione culturale del Po interpretata attraverso la fotografia\, il cinema\, la geografia culturale\, la letteratura\, l’arte e l’architettura. \nSez. 5 – I PAESAGGI DELLA NATURA\, dedicata ai caratteri e alle specificità degli habitat presenti lungo il Grande fiume. \nSez. 6 – LA PIANURA DEL PO TRA LE ALPI E L’ADRIATICO\, analizza gli aspetti geologici\, idraulici e ambientali dei vari tratti del Po; i temi delle piene e delle magre del fiume\, con una panoramica sulle strumentazioni\, antiche e moderne\, per il monitoraggio delle portate del Grande fiume. \nSez. 7 – I GRANDI FIUMI D’EUROPA\, offre un’analisi delle azioni di promozione turistica\, marketing territoriale e governance attuate lungo i maggiori corsi d’acqua del continente europeo. \nSez. 8 – IL PROGETTO\, principalmente dedicata al progetto per la rinaturazione del Po elaborato da WWF Italia e ANEPLA in collaborazione con AIPo e ADBPo\, inserito dal Ministero della Transizione Ecologica nel PNRR. \nComitato scientifico della ricerca: Dario Costi\, Carlo Mambriani (coordinatori\, Università degli Studi di Parma)\, Paolo Barbaro\, Marco Capra\, Alessandro Chelli\, Isotta Cortesi\, Giulio Iacoli\, Rita Messori\, Paolo Mignosa\, Davide Papotti\, Davide Persico\, Pierluigi Viaroli\, Michele Zazzi (Università degli Studi di Parma)\, Lucia Masotti (Università degli Studi di Verona)\, Guido Conti. \nEnti promotori: AIPo – Agenzia interregionale per il fiume Po\, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile\, Agenzia regionale per la prevenzione\, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna\, Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po\, Università degli Studi di Parma
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SUMMARY:CSAC: aperta fino al 16 aprile la mostra "Goliardo Padova. La forma del tormento".
DESCRIPTION:Sarà aperta fino al 16 aprile la mostra “Goliardo Padova. La forma del tormento”\, a cura di Giulia Castagnetti e Giulia Ferrari\, con la quale lo CSAC torna a riflettere sulla figura di un artista il cui fondo\, conservato nell’archivio stesso\, conta quasi quattrocento opere tra tele e disegni\, manifesti e incisioni donate dagli eredi. \nCon questa mostra lo CSAC apre una serie di esposizioni allestite nella Sala delle Colonne\, caratterizzate da elementi comuni nonostante la diversità di temi\, argomenti\, autori e generi a cui ognuna è dedicata. Tutte mostre generate da indagini di archivio condotte dal personale che\, lavorando nel Centro\, associa le funzioni di conservazione e gestione archivistica a quelle di valorizzazione del patrimonio e di diffusione della conoscenza. Mostre originali\, per i temi selezionati\, oppure per il taglio critico dato\, o per i materiali inediti scelti\, e mostre caratterizzate da una progettazione a basso impatto ambientale e finanziario: anche il progetto allestitivo\, la grafica e la realizzazione vera e propria sono interamente condotti dallo staff tecnico interno\, con particolare attenzione al riutilizzo di materiali\, arredi\, supporti e strutture. \nDunque\, un’idea di produzione culturale che valorizza le capacità progettuali e di realizzazione\, la continuità tra elaborazione intellettuale e attuazione operativa e gestionale\, caratteristiche che sono patrimonio da sempre dello CSAC e dell’Università. \nGià nel 1985 Arturo Carlo Quintavalle pubblicava un articolo dal titolo Goliardo Padova e l’espressionismo europeo\, delineando così quella che oggi vuole essere la chiave di lettura che ha guidato la selezione di un nucleo di opere all’interno del variegato corpus dell’artista conservato allo CSAC. \nGoliardo Padova (Casalmaggiore\, CR\, 1909 – Parma 1979)\, dopo una formazione avvenuta tra l’Istituto d’Arte di Parma e l’Accademia di Brera si lega ai più aggiornati circoli culturali milanesi e diventa assistente alla cattedra del maestro Guido Marussing presso la Scuola Superiore per gli Artefici.\nSperimenta e padroneggia svariati linguaggi artistici tra cui la composizione decorativa\, architettonica e la grafica pubblicitaria; suo campo d’elezione è però la pittura da cavalletto\, nella quale trova maggior spazio la raffigurazione della terra d’origine. \nDopo una prima esperienza a stretto contatto con il Gruppo di Novecento e i Chiaristi milanesi approda a una personalissima interpretazione del reale. \nLe tele di Goliardo Padova sono spesso state avvicinate dalla critica\, per un’affinità di soggetti trattati\, al gruppo dei cosiddetti “ultimi naturalisti” padani\, così definiti da Francesco Arcangeli nelle pagine di Paragone nel 1954. \nSebbene non manchino nelle opere di Padova riferimenti ad artisti tanto vicini quali Mattia Moreni\, Ennio Morlotti e altri\, con La forma del tormento si vuole sottolineare il grande fascino che l’arte di matrice espressionista ha giocato nella sua carriera. \nL’espressionismo\, infatti\, letto e appreso nelle sue svariate sfaccettature\, è per lui adeguato mezzo per dar voce al proprio\, cocente dissidio interiore. \nUna prima selezione di opere testimonia la precoce attenzione riservata da Padova a questi linguaggi già intorno agli anni ’30 ’40: la scelta\, in primis\, delle tecniche quali la xilografia\, il tratto duro e deciso nelle figure che animano le sue stampe\, riportano alla memoria il gusto diretto a una forma di primitivismo tanto amato dai maestri tedeschi. \nNel 1943 avviene la grande frattura che segna indelebilmente Padova\, come artista ma soprattutto come uomo: deportato in Germania all’interno di un campo di concentramento dal quale riuscirà a fuggire quattro anni dopo. \nSeguirà un doloroso silenzio\, durato quasi un decennio\, ma è proprio nel successivo ritorno alla pittura\, attraverso soprattutto l’impiego del linguaggio espressionista\, che Padova riesce a dar voce al proprio tormento. \nLa mostra presenta\, dunque\, attraverso cinque sezioni\, la suggestione e l’ammirazione che Padova\, nella sua intera carriera\, ebbe dei grandi maestri\, da Munch e Heckel e a Kirchner passando per i post impressionisti e giungendo\, infine\, verso l’informale europeo e americano\, sfociando in una innovativa e del tutto personale rielaborazione del linguaggio contemporaneo. \nGoliardo Padova. La forma del tormento \na cura di Giulia Castagnetti e Giulia Ferrari \nCSAC\, Università di Parma \nAbbazia di Valserena \nStrada Viazza di Paradigna\, 1\, 43123 Parma PR \n  \nApertura mostra: 4 marzo 2023 – 16 aprile 2023 \nOrari di apertura museo: \nvenerdì 9 – 15 | sabato e domenica 10 – 19 \nDa martedì a giovedì visite guidate su appuntamento. \nLaboratorio didattico: La forma del colore: esperienza didattica sulle opere di Goliardo Padova\, \nPer famiglie: sabato 1 e domenica 2 aprile\, ore 15 e ore 16\, su prenotazione \nPer scuole: 27-31 marzo\, su prenotazione \nInfo e prenotazioni: \ntel. 0521 903649 \ne-mail csac@unipr.it\, servizimuseali@csacparma.it \nsito: https://www.csacparma.it/goliardo-padova-la-forma-del-tormento/
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SUMMARY:Fino al 26 febbraio la mostra "Labirinti della Visione. Luigi Ghirri 1991"
DESCRIPTION:Nel trentennale della sua scomparsa anche Parma intende rendere omaggio a Luigi Ghirri\, uno dei più grandi maestri della fotografia italiana la cui fama ha oltrepassato i confini nazionali\, con “Labirinti della visione. Luigi Ghirri 1991” una mostra originale\, a cura di Paolo Barbaro e Claudia Cavatorta\, visitabile a ingresso gratuito\, che sarà ospitata nelle sale di Palazzo del Governatore dal 17 dicembre 2022 fino al 26 febbraio 2023. \nL’iniziativa\, organizzata dal Comune di Parma in collaborazione con CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e Archivio Eredi Luigi Ghirri\, fa parte del ricco calendario di eventi del progetto “Vedere Oltre”\, promosso dalle città di Reggio Emilia\, Modena e Parma\, alle quali Luigi Ghirri era particolarmente legato e fondamentali per la sua produzione artistica\, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e di APT Servizi Emilia-Romagna. \nL’esposizione prende le mosse dalle fotografie che Luigi Ghirri lasciò al CSAC in occasione della pubblicazione del volume “Viaggio dentro un antico labirinto”\, realizzato con Arturo Carlo Quintavalle e pubblicato nel 1991\, in sostanza l’ultima monografia del grande fotografo che sarebbe scomparso nel febbraio dell’anno seguente. Le 153 fotografie che costituiscono il nucleo della mostra erano state realizzate da Ghirri per allestire il mockup del libro: le stampe erano strumento per progettare l’impaginazione\, media per imporre il controllo accurato della resa tipografica delle immagini\, ma soprattutto strumento di dialogo con Quintavalle per la stesura del testo. \nLe fotografie connesse al libro\, esposte rispettando i capitoli di quell’opera\, saranno poste in rapporto con altre immagini\, altri aspetti della ricerca ghirriana che si svilupparono in rapporto al progetto del CSAC. Ad affiancare il corpus centrale della mostra sarà infatti una selezione di fotografie di Ghirri tratta dalle serie degli anni Settanta (da “Colazione sull’erba”\, “Paesaggi di cartone”\, “Kodachrome”)\, da documenti della relazione tra il fotografo e l’artista Franco Guerzoni\, da fotografie storiche del paesaggio italiano da Ghirri scelte e conferite al CSAC\, dalle Polaroid di grande formato\, spettacolari pezzi unici che nel 1981 testimoniavano dello snodo in atto nell’opera del fotografo tra avanguardie post-dada e ripresa di una riflessione sulla veduta. \nL’esposizione intende ricordare quanto il rapporto di Ghirri con Parma sia stato articolato e fecondo offrendo all’autore stesso modelli con cui confrontarsi: Ghirri seguiva e si nutriva delle iniziative dell’Università di Parma trovando conferma alla sua riflessione sull’immagine nelle foto americane della “Farm Security Administration” (esposte alla Sala delle Scuderie nel 1975) e nella “New Photography USA” (Lee Friedlander\, Robert Frank esposte nel 1972) come nelle immagini del paesaggio italiano di Bruno Stefani (mostra CSAC del 1977). Infine\, Ghirri contribuì all’incremento dei fondi storici del CSAC procurando agli archivi dell’Università fotografie dell’Ottocento\, del primo Novecento\, scelte con sguardo da attento storico\, allo stesso tempo nitidamente autoriale. \nLe oltre 200 immagini che costituiscono quindi il progetto complessivo della mostra “Labirinti della visione. Luigi Ghirri 1991”\, tutte provenienti dalle raccolte della Sezione Fotografia del CSAC\, mostreranno quindi percorsi nell’opera di Luigi Ghirri e nei modelli da lui individuati dentro e fuori la propria produzione: le sue fotografie ma anche immagini da lui amate o che sono state occasione di sue riflessioni – quelle documentarie di Dorothea Lange\, di Walker Evans\, quelle che inseguivano la bellezza del paesaggio dei Fratelli Alinari\, di Carlo Naya\, quelle che ridefinirono la percezione di quel paesaggio in chiave post-Bauhaus di Bruno Stefani – a comporre come un labirinto di specchi dove sarà possibile incontrare impreviste consonanze. \nL’esposizione sarà arricchita da un calendario di eventi collaterali\, tra cui laboratori fotografici per bambini e incontri di approfondimento aperti al pubblico che vedranno studiosi ed esperti riflettere sull’opera ghirriana e sul grande impatto che questa ebbe sulla cultura\, non solo visiva\, del secondo Novecento. Primo appuntamento in programma sabato 17 dicembre\, alle ore 17 al cinema d’Azeglio\, alla presenza del regista Matteo Parisini con la proiezione del suo nuovo film “Infinito – L’universo di Luigi Ghirri”\, documentario sul viaggio personale e professionale di Ghirri proiettato in anteprima nazionale alla Festa del cinema di Roma. \n  \nLabirinti della Visione. Luigi Ghirri 199117 dicembre 2022 – 26 febbraio 2023Palazzo del Governatore (Parma)Mostra organizzata dal Comune di Parma in collaborazione con CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di ParmaA cura di Paolo Barbaro e Claudia Cavatorta \nIngresso gratuito \n\n\nOrari di apertura:Da mercoledì a domenica e festivi dalle ore 10 alle 19 (ultimo ingresso 18.30)24 e 31 dicembre: apertura dalle ore 10 alle 14Chiuso lunedì\, martedì\, 25 dicembre e 1° gennaio \nPer informazioni:IAT R – Ufficio Informazione e Accoglienza Turistica di ParmaTel. 0521-218889Info: turismo@comune.parma.itwww.parma2021.it \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:Prorogata fino al 26 febbraio la mostra "Vedere l'invisibile"
DESCRIPTION:E’ stata prorogata la data di chiusura della mostra “Vedere l’invisibile. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande” organizzata dal Sistema Museale dell’Università di Parma e in programma all’APE Parma Museo (Strada Farini\, 32/A). \nLa mostra sarà aperta fino a domenica 26 febbraio 2023. \nGli argomenti trattati dalla mostra sono quelli studiati nei laboratori e nei Dipartimenti dell’Università di Parma e sviluppati\, in molti casi\, in collaborazioni nazionali e internazionali dai ricercatori e dai docenti dell’Ateneo. \nIl percorso espositivo si divide in sei sezioni principali:\nLa Sala Zero\nL’infinitamente vicino\, immerso nel quotidiano\nL’invisibile perché infinitamente piccolo\nL’invisibile perché nascosto\nL’invisibile grande e piccolo nei di-segni dei bambini\nSezione trasversale “La scienza e l’immaginario. Scrivere\, disegnare\, pensare l’invisibile” \nLa mostra è organizzata con il patrocinio del Comune di Parma e la collaborazione di Fondazione Monteparma\, Ministero dell’Università e della Ricerca\, Istituto dei Materiali per l’Elettronica e il Magnetismo del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Parma\, Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma\, VIRGO\, European Gavitational Observatory e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. \nOrari di apertura: dal martedì alla domenica – ore 10.30 – 17.30 – Chiuso il lunedì \nPer tutte le informazioni visita il sito della mostra
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SUMMARY:Fino a domenica 30 aprile allo CSAC la mostra di Diego Tonus "Da Stato A Stato"
DESCRIPTION:Termina domenica 30 aprile la mostra di Diego Tonus “Da Stato A Stato“\, progetto vincitore del “PAC2021 – Piano per l’Arte Contemporanea” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura\, con cui l’opera Da Stato A Stato di Diego Tonus entra a fare parte della collezione permanente CSAC. \nIl progetto rientra nel programma che CSAC ha sviluppato negli ultimi anni per riflettere sul ruolo dell’archivio come forma di rappresentazione della contemporaneità\, un programma incentrato sul coinvolgimento degli artisti nella rilettura delle collezioni del centro attraverso progetti curatoriali e attraverso la produzione di nuove opere\, per dare continuità alla lunga tradizione di raccolta di opere e fondi dal XX secolo ad oggi. \nDa Stato A Stato è uno dei lavori più rappresentativi di Diego Tonus ed evidenzia l’importanza dell’archiviazione vista come gesto creativo e ossessivo nella pratica dell’artista. Questo metodo caratterizza i modi in cui Tonus osserva oggetti ed eventi\, interrogando sistemi di controllo e strutture di potere presenti nel quotidiano attraverso la realizzazione di sculture\, fotografie\, film e performance\, articolando un approccio che definisce la sua produzione artistica basata sulla processualità e lavori di lunga durata. \nLa mostra: dal 25 febbraio al 30 aprile.\nDove: Centro Studi e Archivio della Comunicazione – CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione\, Abbazia di Valserena – Strada Viazza di Paradigna\, 1 (Parma) \nOrari della mostra:\nvenerdì\, 9-13\nsabato e domenica\, 10-19\nDal martedì al giovedì solo per gruppi\, su prenotazione \nPer informazioni e prenotazioni: servizimuseali@csacparma.it \nScarica la locandina della mostra \n  \n  \n  \n 
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SUMMARY:Mostra virtuale “1972. Moda\, design\, storia”
DESCRIPTION:Lunedì 28 novembre\, alle 15 nell’Aula Mulas del complesso monumentale della Pilotta (piazzale della Pace 7/A)\, verrà presentata la mostra virtuale “1972. Moda\, design\, storia”. La presentazione avrà luogo nel corso della lezione di “Storia delle mostre” di Alessandra Acocella\, docente del Dipartimento di Discipline Umanistiche\, Sociali e delle Imprese Culturali-DUSIC dell’Università di Parma. Interverranno Alberto Salarelli\, responsabile scientifico della mostra virtuale\, e Valentina Rossi\, curatrice della mostra in collaborazione con Lara Marziali. \nLa mostra virtuale 1972. Moda\, design\, storia è il frutto di un progetto di ricerca sviluppato nell’ambito delle digital humanities per la creazione di una mostra basata sul software Omeka S\, a fianco della digitalizzazione di un elevato numeri di documenti progettuali conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione-CSAC dell’Università di Parma. \nIn mostra saranno esposti materiali progettuali diWalter Albini\, Archizoom Associati\, Giorgio Armani\, Gianfranco Ferré\, Krizia\, Franco Moschino\, Alberto Rosselli\, Cinzia Ruggeri\, Ettore Sottsass Jr e Gianni Versace. \nLa mostra virtuale è visitabile all’indirizzo https://mostra1972.unipr.it/ \n 
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SUMMARY:Martedì... Orto che parla
DESCRIPTION:Ultimo incontro\, martedì 22 novembre\, per “Martedì… Orto che parla”\, un ciclo di incontri realizzati in collaborazione con gli Amici dell’Orto Botanico. \n Alle ore 17 Barbara Gherri e Renato Bruni\, Università di Parma\, insieme a KilometroVerdeParma\, ci parleranno di un tema molto attuale: “Chiare fresche et dolci piante\, vegetazione urbana e isole di calore”“Martedì… Orto che parla” è il titolo della rassegna che prosegue\, martedì 15 novembre alle ore 17\, con l’incontro dal titolo  “Il giardino come opera d’arte“\, a cura di Eles Iotti\, storica dell’arte:Il programma:sabato 22 ottobre ore 10-16: Il mondo dei funghi. Mostra esposizione a cura del Gruppo micologico Passerinimartedì 25 ottobre ore 17: Agricoltura biologica rigenerativa e salute del suolo\, a cura di Dario Fornara\, Research Director Rodale Institute Euopean Regenerative Organic Center\, Parmamartedì 8 novembre ore 17: Predatrice e preda\, ogni pianta ha il suo insetto a cura di Mario Toledo\, esperto entomologo e botanicomartedì 15 novembre ore 17: Il giardino come opera d’arte\, a cura di Eles Iotti\, storica dell’artemartedì 22 novembre ore 17: Chiare fresche et dolci piante\, vegetazione urbana e isole di calore\, a cura di Barbara Gherri e Renato Bruni\, Università di Parma in collaborazione con KilometroVerdeParma \n\n\n\nTutti gli incontri si svoleranno presso l’Orto Botanico\, Strada Farini 90 Capienza massima: 40 postiPrenotazione consigliata scrivendo a: amiciortobotanico@gmail.com \nScarica la locandina \n\n\n\n  \n\n\n\n \n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:Mostra "Vedere l'invisibile. Dall'infinitamente piccolo\, all'infinitamente grande"
DESCRIPTION:Dalle particelle subatomiche all’Universo: è un viaggio senza limiti di dimensioni quello proposto dalla mostra scientifica multimediale “Vedere l’invisibile. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande” organizzata dal Sistema Museale dell’Università di Parma e in programma all’APE Parma Museo (Strada Farini\, 32/A). \n\n\n\nLa mostra sarà aperta al pubblico dal 29 ottobre al 15 gennaio 2023. \n\n\n\nIl filo conduttore della mostra riguarda un eccezionale intervallo di scale di dimensioni che va da quella delle particelle subatomiche dell’infinitamente piccolo alle distanze estreme dell’Universo dell’infinitamente grande\, passando dall’invisibile\, nella sua molteplice natura: all’interno del corpo umano\, del suolo\, della superficie dei pianeti e anche nelle scienze umane. \n\n\n\nUn invisibile che potrà essere esplorato attraverso la realtà aumentata\, l’esposizione di strumenti storici\, la proiezione di immagini e video\, con la presenza di exhibit interattivi e pannelli esplicativi. In programma anche laboratori per le scuole e conferenze. \n\n\n\nGli argomenti trattati dalla mostra sono quelli studiati nei laboratori e nei Dipartimenti dell’Università di Parma e sviluppati\, in molti casi\, in collaborazioni nazionali e internazionali dai ricercatori e dai docenti dell’Ateneo. \n\n\n\nIl percorso espositivo si divide in sei sezioni principali: La Sala ZeroL’infinitamente vicino\, immerso nel quotidiano L’invisibile perché infinitamente piccolo L’invisibile perché nascosto L’invisibile grande e piccolo nei di-segni dei bambini Sezione trasversale “La scienza e l’immaginario. Scrivere\, disegnare\, pensare l’invisibile” \n\n\n\nLa mostra è organizzata con il patrocinio del Comune di Parma e la collaborazione di Fondazione Monteparma\, Ministero dell’Università e della Ricerca\, Istituto dei Materiali per l’Elettronica e il Magnetismo del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Parma\, Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma\, VIRGO\, European Gavitational Observatory e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. \nAd accompagnare la mostra\, una serie di eventi\, conferenze\, laboratori a partecipazione gratuita. Scopri tutti gli eventi.  \n\n\n\nOrari di apertura: dal martedì alla domenica – ore 10.30 – 17.30 – Chiuso il lunedì \n\n\n\nTutte le informazioni sul sito della mostra.
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SUMMARY:Allo CSAC la mostra “Argento nero”
DESCRIPTION:Aperta\, fino al 23 dicembre la mostra “Argento nero. Percorsi e ricerche nel Fondo Vasco Ascolini al CSAC“.La mostra è presentata dallo CSAC nell’ambito della rassegna Il rumore del lutto (XVI Edizione) e dell’ormai consolidata collaborazione con l’Associazione “Segnali di Vita”. \n\n\n\nPer Argento nero sono state selezionate\, all’interno del corpus di opere recentemente acquisite\, fotografie in massima parte realizzate personalmente dall’autore\, tratte da serie dichiaratamente sorrette da un ‘corpo a corpo’ con il lavoro di artisti: Eugéne Delacroix\, Odilon Redon\, Francis Bacon\, James Ensor. L’esposizione si avvale poi di annotazioni autografe\, documenti\, volumi provenienti dalla ricca biblioteca del fotografo – anch’essa in gran parte ceduta all’Università – che testimoniano la profondità della riflessione di Vasco Ascolini. \n\n\n\nDove: Abbazia di Valserena\, Sala delle Colonne\, strada Viazza di Paradigna 1 – 43123 Parma PROrari apertura: da martedì a giovedì visita guidate su prenotazione – venerdì 9.00-15.00 | sabato e domenica 10-19Contatti: tel 0521 903649 – e-mail servizimuseali@csacparma.it \n\n\n\nInaugurazione mostra: 15 ottobre 2022 ore 11.00Apertura mostra: 15 ottobre 2022 – 23 dicembre 2022 \n\n\n\nIncontro con l’Autore: 22 ottobre 2022 ore 17(giornata Archivi aperti organizzata da Rete Fotografia) \n\n\n\nVisita guidata all’archivio e incontro con l’autore: 19 novembre 9.30-12.30(in collaborazione con la manifestazione ColornoPhotoLife). \n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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