Il presente

Nella prima metà degli anni ‘20 del XX secolo le collezioni anatomiche vengono raccolte nel Museo di Anatomia Umana Normale, collocato all’interno dell’Istituto Universitario di Anatomia Umana Normale, con sede presso l’Ospedale Maggiore di Parma. A partire dalla metà del ‘900 si sviluppa la nuova ceroplastica anatomica, ad opera dei professori Gaetano Ottaviani e Giacomo Azzali. Vengono realizzate numerose riproduzioni tridimensionali in cera dei vasi linfatici di Vertebrati. Nel 2006 tutti i materiali ceroplastici e a secco vengono riorganizzati entro il Museo del Dipartimento di Anatomia Umana, Farmacologia e Scienze Medico-Forensi (M.A.F.S.), che accoglie anche reperti della sezione di Medicina Legale e riconosce, presso la Biblioteca Anatomica del Dipartimento, la presenza di una Sezione Storica annessa al Museo, per la conservazione dei documenti cartacei relativi alle collezioni. Viene anche istituita una Direzione Scientifica, tenuta dal Prof. Roberto Toni, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della didattica e della ricerca attraverso i materiali museali, dalla cui attività nasce il primo sito web interattivo del Museo, liberamente consultabile sulla rete e il logo museale.

Nel 2012, con la riforma dell’Università, viene istituito il Museo Dipartimentale di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali (S.Bi.Bi.T), nel quale sono trasferite tutte le collezioni del M.A.F.S., transitoriamente arricchite da ulteriori reperti patologici appartenenti alla sezione di Anatomia Patologica, successivamente catalogati al di fuori delle collezioni museali, come materiale ad uso didattico. Il Museo entra a fare parte del primo programma nazionale MIUR per una rete nazionale dei Musei Universitari, nel cui ambito viene avviato il primo restauro di una delle ceroplastiche settecentesche, completato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze nell’estate del 2013.

Nel 2016, con la costituzione del Sistema Museale dell’Ateneo di Parma, viene inaugurato il nuovo Museo e Biblioteca Storica Museale di Biomedicina (BIOMED), la cui Direzione Scientifica è riconfermata al Prof. Roberto Toni, con decreto rettorale 2272/2016.  Attualmente l’attività di ricerca di BIOMED si estende dallo sviluppo di tecnologie informatiche per la navigazione 3D immersiva dei preparati anatomici all’ingegneria tissutale, alla robotica biomedica, all’organogenesi umana, alle relazioni storiche tra morfologia ed endocrinologia attraverso i secoli, alle tecniche di restauro ceroplastico basate su biomateriali.

Le collezioni di Anatomia Umana alle soglie del XXI secolo

Le origini

Manufatti anatomici compaiono, verosimilmente, nello Studium Farnesiano nel XVII secolo, ad opera di un Gabinetto Anatomico e Patologico in cera, le cui esistenza è ancora oggi motivo di indagine storico-scientifica.
A partire dalla fine del XVIII secolo, sotto la direzione del professore anatomico di ceroplastica Andrea Corsi, vengono modellati in cera tre corpi umani a grandezza naturale, dei quali ne rimangono due, le cui fattezze riprendono le opere del fiorentino Clemente Susini. L’attività ceroplastica, interrottasi nella prima metà del XIX secolo, conosce una nuova stagione alla fine dell’800 con l’anatomico Lorenzo Tenchini, nel segno dell’antropometria costituzionale-forense.

La collezione antropologico-criminale a lui intitolata comprende oltre 400 crani di carcerati e/o pazienti psichiatrici, deceduti di per malattia, ai quali corrisponde una raccolta di encefali mummificati (non visibili al pubblico) e una parte di preparati a secco di intere regioni del corpo umano (di prevalente uso didattico per gli studenti dei corsi universitari dell’Ateneo di Parma). A questi materiali sono associabili 46 riproduzioni (maschere) del volto dei soggetti su cui Tenchini eseguì gli studi anatomici e schede inerenti la loro storia personale e giudiziaria. Questi materiali cartacei sono conservati presso la Biblioteca Storica Museale, annessa alla sede attuale delle collezioni (vedi sotto). Un’ulteriore parte delle maschere tenchiniane è oggi esposta presso il Museo Lombroso dell’Università di Torino, a causa di un trasferimento da Parma agli inizi del ‘900, cui seguì un mancato ritorno per la morte prematura di Tenchini.